Il Tirreno

Prato

Ultimo atto in vista della scissione. Il presidente Ato, Risaliti: «Decisione unilaterale e frettolosa»

Acqua, i numeri non tornano

Cri.Or.
L’impianto di depurazione di Gida
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L’impianto di depurazione di Gida

Si profila il nodo delle tariffe di depurazione sul futuro di Gida

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PRATO. Ultimo (o quasi) atto per la scissione in due rami d'azienda di Gida spa. Il consiglio di amministrazione ha riconvocato l'assemblea plenaria (saltata a fine dicembre per l'assenza del socio Consiag) per il 14 gennaio prossimo. Tre giorni appena. E c'è da scommettere che il progetto di costituzione di due società gemelle, Gida civile e Gida industriale, arricchita degli impianti di Baciacavallo e Calice, cara al Comune e a una parte degli industriali, questa volta andrà in porto (con nomine già pronte: Aurelio Biscotti in pole per la presidenza di Gida 2, la direzione affidata agli industriali e con uno dei sindaci revisori alla Lega che ha indicato il commercialista Marco Collina). «Se questo dovesse accadere - è il commento del presidente dell'Ato acqua Armando Risaliti - sarebbe una decisione unilaterale e presa frettolosamente». Perché di passaggi tecnici, prima della decisione finale, ancora ne restano. Gida assieme a Regione e a Progetto Acqua che riunisce gli oltre 200 imprenditori che hanno ottenuto dall'Ato il permesso di scaricare le acque sporche nelle fogne per inviarle alla depurazione, hanno chiesto un parere al Coviri sull'opportunità della scissione ma soprattutto sulle possibilità di Gida - società che svolge un servizio particolare in un distretto con caratteristiche peculiari - di evitare la gara, prevista per legge, che avvierà la privatizzazione delle aziende pubbliche nei settori dell'acqua e dei rifiuti. Il parere del Coviri, la commissione nazionale di vigilanza sulle tariffe, una sorta di autority che però ha solo potere di indirizzo, è atteso entro gennaio. «E buon senso vorrebbe - continua Risaliti - che prima di assumere qualsiasi decisione, si attendesse la risposta». Così potrebbe non essere. Anche Progetto Acqua sembra essere della stessa opinione. Chiara la posizione del consorzio legato all'Uip: meglio mantenere Gida così com'è, con un unica società, che ha ottimamente gestito il servizio dalla sua creazione fino ad oggi. Ma se il rischio-gara si dovesse concretizzare, allora avanti con la scissione. Anche Progetto acqua, comunque, si sta muovendo a livello regionale e ministeriale per ottenere la deroga alla gara.  Le preoccupazioni restano, comunque, a livello sindacale (la Cgil ha già dato parere negativo sulla scissione) sul fronte dipendenti - sono 35 e verranno smistati nella due società - e sul fronte delle tariffe. Ed è qui che entrano in ballo i numeri e che riguardano, in particolare, la quantità di acqua industriale depurata. Ogni anno Gida lavora tra i 50 e i 58 milioni di metri cubi di acqua urbana, «acqua cioè - spiega il direttore di Arpat Luciano Giovannelli - che proviene da scarichi civili e industriali insieme» (il sistema Gida è unico per i due tipi di reflui ed è una delle questioni controverse anche sul fronte della gara ndr). Secondo le indagini Arpat 2008 sono tra gli 11 e i 15 i milioni di mc di acqua civile consumata e depurata (numeri certi in quanto in ogni casa c'è un contatore). Mentre sono tra 13 e 15 i mc cubi di acqua depurata attribuiti agli industriali che per accertare i consumi però compiono autocertificazioni. Totale: 30 milioni di metri cubi di acqua depurata e pagata nelle tariffe sui 58 lavorati. «E' evidente quindi - commenta Giovannelli - che i numeri non tornano». Il disavanzo - al netto delle perdite d'acqua e della quantità di pioggia - deve essere ripianato in sede di approvazione di bilancio. E la suddivisione avviene per quote: il 47% tocca al Comume il 45 agli industriali, l'8 a Consiag. Cosa accadrà dopo la scissione?

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