Il Tirreno

Prato

Centrodestra, malesseri e bordate

Massimo Carlesi
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Massimo Carlesi

Lite a distanza tra Fli e Lega. Bettazzi: «Io seguo solo il regolamento»

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 PRATO. Giornate di contatti telefonici, queste, di appuntamenti, di promesse di chiarimenti, di tattica e strategia. Non c'è che dire: i malesseri di Pdl e Lega, le bordate di Fli di preoccupazione nel centrodestra ne creano. E tanta. Il presidente del consiglio Maurizio Bettazzi, attaccato dal segretario regionale Lega Nord Claudio Morganti, ribatte ma con pacatezza. Di polemiche non vuole sentire parlare.  «Non imparziale io? Basta leggersi il regolamento comunale - è la replica di Maurizio Bettazzi a Morganti - e ci si accorge in un istante che non ho mai fatto nulla di diverso che seguirlo». Fantasia, dunque, secondo Bettazzi, le accuse mosse dalla Lega di cestinare i question time del partito quando vengono giudicati scomodi. Ed è Claudio Morganti, in procinto di tornare al Parlamento europeo, che replica, a sua volta, al consigliere di Fli Carlo La Vigna: «E' vero, oltrechè eurodeputato sono anche segretario regionale della Lega, incarico però dal quale non percepisco un euro. Inoltre non sono andato al Bruxelles per scelta di partito ma perché votato da tante persone del centro Italia. Io sono sempre stato coerente con le mie scelte politiche - aggiunge - non credo che La Vigna possa dire altrettanto». In questi giorni di "nervi scoperti" dove basta poco per innescare il battibecco, è ancora Riccardo Bini, altro consigliere Fli, a rintuzzare le accuse. Quelle di Morganti, naturalmente. «La tranquillizzo - scrive Bini in una nota - nel senso che i tre "ometti" sin d'ora si fanno carico delle proprie responsabilità senza nessuno disturbare. E, non solo, la rassicuro che della tanto conclamata "visibilità", di cui a suo dire vanno in cerca, ne sono fieri. Sono convinti di rendere visibili non i loro volti, ma l'idea di una politica trasparente e liberale, garante per i deboli e stimolante per i forti». «Questi "tre ometti", come lei dice - aggiunge - non hanno poltrone da difendere, casomai da conquistare. E se questo significa partecipare alla "cosa pubblica" ritengono legittimo provarci».  Nei conflitti più o meno scoperi della maggioranza in Comune, interviene anche il capogruppo Pd Massimo Carlesi. «La conflittualità interna che sta esplodendo in seno alla maggioranza di Cenni - scrive in una nota - è sicuramente l'ennesimo campanello d'allarme per il sindaco e rappresenta il sintomo di un'incapacità di governare la città». Secondo Carlesi «da tre mesi c'è un deficit di governabilità da parte di Cenni, il quale sta lasciando Prato sguarnita di risposte concrete su ogni fronte politico soprattutto il sociale e la crisi del distretto. Il motivo è evidente: si trova distolto - aggiunge - dai problemi aziendali che vedono protagonista la sua famiglia. Il peso dei debiti si sta facendo sentire, causando una sempre maggiore disattenzione di Cenni». «Più che le disquisizioni sulla richiesta di un assessorato - continua Carlesi - a trascinare Cenni verso le sue scelte amministrative sono dei gruppi di potere sempre pronti a farsi sentire e a essere accontentati quando si tratta di incassare un posto nelle società partecipate, dove troviamo accomodati spesso e volentieri amici del sindaco. Sono gli stessi gruppi di potere ormai - conclude - a tenere in scacco il sindaco e a farlo sentire prigioniero di politiche che nulla hanno da dire alle emergenze della città sul piano economico tanto su quello urbanistico». Ed è Francesco Mazzeo dei Socialisti per la libertà a sottolineare la fase di difficoltà e i rischio che Cenni correrebbe trasformandosi da sindaco civico in sindaco politico e così accontentando gli appetiti di qualche partito.

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