Il dolore
Tutti con Cenni. Per forza
Cri.Or.
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Riccardo Mazzoni «Inciuci? Resta un 10% di trasversalismo»
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PRATO. «Quello che è accaduto ieri impone un altolà». Riccardo Mazzoni, coordinatore provinciale Pdl, chiama a raccolta le truppe e fa quadrato attorno a sindaco e giunta. Il disagio, però, non solo di Fli, è evidente. «Ma non è un problema di poltrone. E' vero che la distribuzione in giunta e nelle partecipate qualche mal di pancia l'ha creato, ma sempre in un ambito fisiologico». Allora cos'è? «Non ci possiamo permettere, di fronte a questa città affaticata, di interrompere la fase di rinnovamento avviata e sulla quale lavora il 90% delle forze al governo, anche se esiste un 10% di vecchi assi trasversali che tendono a costituirsi in un subgoverno». Parla di "inciucio" con la sinistra? «Il sindaco non ha mai detto una parola quando noi siamo andati a tirar fuori le magagne della sinistra. Questo è un fatto. Il caso Consiag però è emblematico: Cenni come socio di maggioranza relativa ha provato ad entrare dalla porta principale, ma l'ha trovata sbarrata. Altro caso quello di Asm. Non ritengo giusto che l'ex presidente sia rimasto nel cda della partecipata in rappresentanza della minoranza di centrosinistra che l'ha imposto. Prato è ancora una cittadella assediata. E quindi qualche accordo va fatto. Ma l'importante è che siano alla luce del sole». Fli che punta i piedi. Una sorta di doccia fredda dopo il vertice di mercoledì. Ha provocato danni? «Se stava iniziando una miniverifica, questa alzata di testa l'ha bloccata. Benedetto Croce ha scritto "Perchè non possimo non dirci cristiani", beh noi da ora in poi dobbiamo dire "perchè non possiamo non dirci cenniani". E tutti sono tenuti ad attenersi alla regola». Lei è un deputato Pdl e ha seguito molto da vicino le vicende di Fli nazionale. «Se Fli Prato pensa di riproporre lo schema romano, non c'è storia». In che senso? «Che non deve accadere. Appena ho letto le dichiarazioni di Lorusso (capogruppo Fli ndr) ho convocato un vertice di maggioranza e ho chiesto la smentita. Che non c'è stata. C'è stata, invece, una sostanziale correzione politica di Bini (consigliere Fli ndr) che ha consentito la ricostruzione del confronto. Ma se Fli a Prato dovesse diventare la spina nel fianco del Pdl come lo è stata a livello nazionale, beh io credo sia meglio governare con un voto (quello che la maggioranza avrebbe se Fli ne uscisse ndr) che vegetare». Fli potrebbe sbattere la porta? «Non credo abbia interesse a passare alla storia come il partito che ha seppellito la prima giunta di centrodestra dopo 63 anni di governo della sinistra». Che cosa accadrà? «La giunta che fino a oggi ha fatto il massimo possibile nella situazione peggiore possibile, ha sfide enormi di fronte. Perchè ha davanti due anni cruciali nei quali dovrà dare una nuova idea di città: buttare le basi per il ritorno allo sviluppo del distretto, ma anche attraverso la sua riconversione. Ed è un compito epocale che non prevede certo perdersi dietro le questioni che pone Lorusso». Che progetti ha questa giunta per frenare il declino di Prato? «Per ora ho visto progetti in embrione. Il distretto verde, per esempio, mi sembra credibile, ma penso anche che non sia sufficiente a declinare la riconversione della città. Anche il progetto del nuovo piano strutturale mi appare in parte già sentito. Mi aspetto un salto di qualità che ci sarà, però, se alcuni assessori cominceranno ad affrancarsi dalla struttura dirigenziale. Per esempio, mi chiedo perchè Pratilia non proceda. Abbiamo un imprenditore, Capriotti, vicino al centrodestra, disponibile a investire e per problemi urbanistici non riesce a farlo. Se si procedesse si otterrebbero tre risultati: riqualificare un'area degradata, creare 300 posti di lavoro e si darebbe un segnale politico forte: nella Toscana delle Coop a Prato nasce l'Esselunga più grande». Perchè non si va avanti, allora? «Perchè governare dopo sessanta anni di amministrazione della sinistra evidentemente è più facile a dirsi che a farsi».
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