La manifestazione
Avere stoffa per cento anni
Maria Lardara
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Sopra: Paolo Biti, giovane titolare A destra, Biti a 87 anni è ancora nel suo negozioAnche il negozio Biti ha compiuto lo storico traguardo
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PRATO. Fuori da quella vetrina sono soffiati, terribili, i venti della I e della II guerra mondiale. E dentro c'erano i Biti, famiglia di "tessutai", per dirla alla pratese, che si rifornivano di preziose stoffe e pregiate lane del Fabbricone. Ancora oggi c'è lui, Paolo Biti, 87 anni portati che è una meraviglia e l'orgoglio di sentirsi pratese che riecheggia nella voce, quando dice di essere «nativo di via del Serraglio». Quando Paolo venne alla luce, il negozio di via Guzzelmi aveva già all'attivo 14 anni. L'anno scorso ha tagliato il traguardo dei primi cento, ma Biti, in tasca un diploma di perito tessile al Buzzi di cui va fiero, lo dice a bassa voce. «I numeri non c'interessano, si tratta di condurre un'attività con l'occhio sempre rivolto alla qualità di ciò che si vende». Qualità, parola d'ordine per la famiglia Biti che nel 1951 si convertì da vendita di tessuti ad abbigliamento di classe, trasferendo il negozio dal civico 4 al 5, sempre in via Guizzelmi. «In fondo abbiamo voluto anticipare i tempi, preferendo alle stoffe gli abiti per uomo», fa notare con il sorriso sulle labbra Paolo Biti, mentre a servire la clientela si fa aiutare dal figlio. Devono ringraziare la bisnonna Ersilia se sono lì, in questo piccolo negozio che racconta un modo di vestire dei pratesi, pronto a lasciare l'eredità alla quinta generazione. Oggi come cinquant'anni fa, i maglioncini di lana cachemire con l'etichetta inglese riscaldano il guardaroba invernale di tanti uomini pratesi. «Ma il tracollo economico di questa città si è fatto sentire - osserva Biti - Famiglie che prima erano nostre clienti perché apprezzavano la qualità ora non si fanno più vedere, attratte dai prezzi bassi praticati altrove. Ma scontiamo anche gli errori politici del passato. Le vecchie amministrazioni sono state una rovina per questo centro storico, avendo incoraggiato la nascita dei centri commerciali nelle vicinanze». Non è fatto per accogliere certo una ressa oceanica di clienti, lo spazio di via Guizzelmi. Ma per il signor Paolo, questo è il segreto di tanta longevità. E qui si scopre l'elisir di lunga vita di questo negoziante. «Meglio rimanere "piccoli": i progetti ambiziosi non pagano. Quando ci si allarga con i locali bisogna mettere in conto le fatture in più da pagare», scherza Biti con un discreto fiuto per gli affari che gli viene dall'esperienza. Gli anni di storia più recenti del negozio sono racchiusi in un riconoscimento appeso alla parente, datato 1989. E' "Aquascutum", marchio sinonimo di lusso del made in England, che riconosce a Biti Abbigliamento il titolo di distributore esclusivo su Prato. I fili del legame dei Biti con le terre del pullover e del tartan scozzese si annodano nel secondo dopoguerra. «Le importazioni non erano facili, il governo inglese metteva dei limiti ben precisi. Gli inglesi sono sempre stati intenditori dell'abbigliamento».
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