Il Tirreno

Prato

Il precario pratese finisce in croce

Maria Lardara
Il precario pratese finisce in croce

La prima del cortometraggio in una casa del centro

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 PRATO. Anche lui, in fin dei conti, porta una croce addosso. Ed è pesante, come l'ansia di non riuscire a sbarcare il lunario ogni mese. "Il precario" non è solo uno status diffuso tra le giovani generazioni, ma anche un affresco di dodici minuti in cui si rispecchieranno molti giovani pratesi: il cortometraggio, firmato dal regista pratese Alessandro Pucci, è stato prodotto dall'agenzia "Studio22" di Prato (dove Alessandro lavora insieme al padre Luigi). Dodici minuti di filmato in cui il messaggio, ben racchiuso nel sottotitolo ironico di "storia di un povero Cristo in croce", è affidato poco alle parole e molto a alle immagini dal forte impatto emotivo, che hanno il volto del pratese Carlo Bresci. Che di mestiere, nella vita reale, non recita, bensì fa il fattorino per la FedEx. «Ma con una discreta carica espressiva, per questo l'ho scelto come attore», spiega Alessandro Pucci, classe 1972 e un curriculum di tutto rispetto come direttore della fotografia (ha firmato "Il Segreto del Santo" di Hervè Ducroux con Milena Vukotic, in concorso a Istanbul Festival), filmmaker che ha collaborato con molte emittenti televisive regionali e nazionali.  Per addentrarsi in questo spaccato di precarietà tutto declinato in chiave pratese, visto che le scene sono state girate nei locali dell'orditura di Silvia Cecconi a Galciana, si può fare un salto stasera in via Garibaldi 74, negli spazi di "Appartamento‰1": in una sala che potrà accogliere al massimo una trentina di persone (non c'è bisogno di prenotare) avrà inizio la proiezione alle 22.30 (20 minuti in tutto, compreso backstage), per poi ripetere subito le proiezioni ad oltranza e con replica domenica (alle 19 e 22). Alla fine, dopo aver sorriso per le imprese del protagonista, operaio con contratto a termine costretto a fare tutti i lavori possibili, si uscirà dalla sala con una punta d'amarezza.  «Ci piaceva collegare la storia a una dimensione locale, con un taglio ironico ma dal risvolto serio», sottolinea Pucci. Il nucleo centrale del corto (c'è anche la collaborazione del locale "Ozne") è il racconto del sogno di Carlo che indossa gli abiti di Cristo ed esce da casa in auto per andare a lavorare finché arriverà alla meta: una croce in cui farà brutti incontri, ovvero il datore di lavoro. L'evento è inserito in un percorso di valorizzazione artistica che mira a far scoprire alla città il nuovo spazio espressivo di "Appartamento‰1": un'abitazione privata, al civico 74 di via Garibaldi, trasformata in contenitore polivalente che ospita eventi e organizza attività. Il tutto grazie all'autofinanziamento di un gruppo di giovani artisti e associazioni culturali. E stasera, dalle 18 in poi, sarà "happening": visita guidata attraverso un itinerario tra video arte, arte figurativa, musica strumentale ed elettronica, danza e teatro con le performance di Teatrificio Esse.

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