Il Tirreno

Prato

Sulle tracce dell'assassino

Paolo Nencioni
I residenti cinesi osservano le operazioni delle forze dell’ordine (in basso) dopo la scoperta del cadavere della donna cinese in via Chiti
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I residenti cinesi osservano le operazioni delle forze dell’ordine (in basso) dopo la scoperta del cadavere della donna cinese in via Chiti

La vittima identificata grazie alle impronte digitali

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 PRATO. Aveva 37 anni ed era conosciuta dai vicini come Xiao Hong (ma non è questo il nome che risulta ai carabinieri) la donna cinese sgozzata mercoledì mattina nel suo appartamento di via Giovanni Chiti e finita con otto coltellate alla schiena. La vittima è stata finalmente identificata, ma la Procura preferisce per ora non divulgarne il nome.  Di lei si sa che era clandestina ma già una volta era stata fotosegnalata in città dai carabinieri. A suo carico non risultano precedenti penali. Si sa inoltre che si era separata dal marito, forse tornato in Cina. All'identificazione si è arrivati grazie alla testimonianza della giovane donna che mercoledì pomeriggio si era presentata come la sorella, ma poi ha detto di essere la moglie di un cugino, e alla comparazione delle impronte digitali.  In mano ai carabinieri che conducono le indagini su delega del sostituto procuratore Roberta Pieri è rimasto il telefono cellulare della morta e un ciuffo di capelli che la vittima è riuscita a strappare al suo aggressore prima di cadere sotto i suoi colpi. Due elementi che potrebbero portare all'individuazione dell'assassino, oltre alle eventuali impronte digitali trovate sull'arma del delitto, un coltello a serramanico abbandonato sul letto della donna. Si dà per scontato che il killer sia un uomo, perché la vittima ha lottato per difendersi e c'è voluta una discreta forza per vincere la sua resistenza.  Al momento manca però il movente. Se davvero, come sospettano gli inquirenti, la donna cinese aveva a che fare con la prostituzione, l'assassino potrebbe essere un cliente (la vittima è stata trovata completamente nuda), ma non si può escludere il movente passionale, come lascerebbe pensare la foga con la quale è stata massacrata la trentasettenne. Un'altra pista è legata all'attività di affittacamere. Al piano terra di via Giovanni Chiti 8 era stato ricavato un "hotel" abusivo e pare confermato che fosse proprio la donna uccisa a gestire gli incassi. Da quando si sono intensificati i controlli nelle confezioni cinesi, gli affittacamere abusivi sono aumentati nella zona di Chinatown e in passato si è trovato traccia anche della tariffa standard: 5 euro a notte. Si può uccidere per così poco? Oppure per un incasso settimanale che non supera poche centinaia di euro?  Un'altra traccia lasciata dall'assassino sono alcune macchie di sangue che dalla porta d'ingresso dello stabile portano a un angolo dove di solito vengono parcheggiate le auto. Il killer potrebbe essersi allontanato a bordo di una moto o di una bicicletta, ma le telecamere non aiutano: quella vicino alla porta della morta non era collegata a un impianto di registrazione e sembra che anche le altre non siano di qualche utilità.  Ieri mattina in via Chiti, passato il trambusto di mercoledì, era tornata una perfetta calma. Nessun segno indica che proprio qui si è consumato un brutale omicidio. Suonare ai campanelli dei cinesi è inutile: non apre nessuno. A bussare alle porte metalliche dalle quali arrivano i rumori di lavori in corso si ottiene lo stesso risultato. E anche quando dalla palazzina al numero 8 esce un cinese sulla quarantina, la musica non cambia. L'uomo fa capire di non parlare una parola di italiano e fila via veloce.  L'unica a parlare è la proprietaria dell'appartamento al terzo piano. Dal terrazzo racconta che la donna morta era conosciuta da tutti come Xiao Hong e che viveva al piano terra da circa un anno. Che cosa facesse, lei non lo sa.

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