Il Tirreno

Prato

Chi si arrende e chi ci prova

Maria Lardara
A destra, una strada del centro durante lo shopping natalizio In alto, Pappa Pizza in via Muzzi
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A destra, una strada del centro durante lo shopping natalizio In alto, Pappa Pizza in via Muzzi

Aperture e chiusure di negozi in centro con il nuovo anno

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 PRATO. A qualcuno i saldi della Befana non faranno né caldo né freddo. Tanto gli sconti in negozio li tengono già, con tanto di pubblicità in vetrina. Ma quella è merce in giacenza da smaltire, da "svendere" otto settimane prima di chiudere i battenti.  Dopodiché si restituiscono le chiavi al proprietario del fondo, si rinuncia al sogno di un'attività tutta propria. E si capisce subito che questo primo scorcio del 2011 vedrà in centro un bel po' di saracinesche abbassate. Qualche commerciante "coraggioso" c'è: da via Cairoli a corso Mazzoni, passando per via Muzzi, via Guizzelmi e via del Serraglio, nella galassia multiforme dei fondi sfitti in centro spuntano nuove insegne e alcune novità, come un "temporary shop" in via Cairoli, scrigno di bijoux e accessori ottenuti con materiali di scarto.  Bandone giù dopo 20 anni. La svendita ha iniziato a farla subito dopo Natale e così gli incassi sono lievitati. Ma per Luisa Gelichi, titolare del negozio con il marchio "Champion" dietro piazza Duomo, la parola d'ordine è ormai chiusura. A metà febbraio il fondo di via Guizzelmi 8 rimarrà vuoto. E con lei morirà un pezzo di storia del commercio di articoli sportivi dentro le mura. Perché 21 anni sono tanti e Luisa li ripercorre con le lacrime agli occhi e tanta rabbia accumulata dentro. «Che senso ha tenere aperto tutte le domeniche? - si chiede - Prato non è Firenze: non ci sono turisti che spendono. Qui si vedono solo macchine. E pensare che questa strada dovrebbe essere area pedonale. In questo locale ho investito soldi e sacrifico, ma noi commercianti siamo ammazzati dai costi».  In via Cairoli ha i giorni contati una vetrina per signore alla moda come "Futique": "Tutto al 70% per cessazione d'attività", si legge in vetrina. Per sette anni la titolare Sandra Nesti ha resistito con le unghie e con i denti, dopo essersi trasferita da via Gobetti: per sopravvivere ha tentato anche con la formula del "contovendita" (si paga il fornitore per l'articolo effettivamente venduto), ma le ditte non hanno accettato.  "Giallo" Caffè delle Logge e Pappa Pizza. Il titolare è lo stesso: Andrea Raugia. O meglio, nel caso del Caffè delle Logge è gestore del locale storico del Comune per una gara d'appalto vinta lo scorso anno. Ma per il bar-ristorante di piazza del Comune il 2011 è iniziato con le saracinesche abbassate. Così come per la pizzeria a taglio di via Muzzi, di cui sempre Raugia è titolare. Un cartello all'ingresso recita così: "Vi lasciamo alla nuova gestione". Intanto però l'esercizio è chiuso.  Lavori in corso. Con la primavera sbocceranno nuove aperture: lungo corso Mazzoni il fondo del civico 12, accanto a "Il Giglio d'Oro", sarà rilevato da una gelateria, mentre sempre al 12 ma in via Muzzi, aprirà un negozio d'abbigliamento. Piange ancora via Guasti, con una raffica di fondi sfitti sui due lati della strada.  Che fatica il "temporary". "Amarillide" non è solo il nome di un fiore. E' la nuova insegna che campeggia accanto al "Caffè al teatro". Orecchini ricavati da tappi di spumante, borse cucite con la stoffa dei tappetini comprati ai mercatini di Emmaus: l'originalità regna sovrana. Ma aprire un "temporary shop" in comodato d'uso per tre mesi non è stato facile per le due sorelle che lo hanno rilevato. «Non c'è differenza tra aprire un negozio temporaneo o uno normale - raccontano - A livello burocratico dovrebbe esserci una corsia preferenziale per la nostra tipologia, alternativa ai negozi vuoti in centro. E abbiamo penato per trovare fondo a prezzi decenti: per un "temporary shop" i proprietari chiedono anche 1.500 euro al mese».

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