Attenzione
Domenica serrande abbassate
Maria Lardara
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Acquisti nel negozio Benetton di piazza del Comune Centro storico: le aperture illimitate non attirano i commercianti
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PRATO. Se le loro voci messe insieme facessero una canzone, sarebbe senz'altro intitolata "Domenica è sempre domenica". E quindi non si lavora, almeno per i negozianti nel giorno consacrato al riposo. E pazienza se un'ordinanza comunale dà la possibilità per il 2011 di tenere la saracinesca sempre alzata di domenica in centro: al massimo, si può chiudere un occhio per la Befana che quest'anno porta nella calza il primo giorno di saldi invernali. La distinzione è d'obbligo: se in periferia, grazie a un'integrazione dell'ordinanza, l'apertura straordinaria del 6 gennaio costringerà poi i negozi a restare chiusi domenica 16 (il 9 tutti aperti) come inizialmente previsto, dentro le mura cade ogni paletto con la liberalizzazione voluta dall'assessore Roberto Caverni per ridare vitalità al centro. Intanto però, se il buongiorno si vede dal mattino, la prima domenica dell'anno, ovvero il 2 gennaio, vedrà parecchie serrande abbassate in centro (eccetto le librerie): va bene che è il dopo Capodanno, ma tecnicamente sarebbe data dall'amministrazione facoltà di aprire. Molti esercenti storcono però la bocca. Anche perché - dicono - è pur sempre la domenica "critica", quella che vede tanti pratesi rifugiarsi al calduccio de I Gigli. Tranne "Oviesse" in via Garibaldi che a partire da febbraio si organizzerà in modo da far lavorare i suoi sette dipendenti tutte le domeniche, l'idea di stare dietro al bancone nel festivo non va giù soprattutto ai piccoli. Per motivi che bene spiega Michele Ubaldini di "Me Gusta" di via Cairoli: «Chi mi vuole mi trova la seconda e terza domenica: qui dentro sono solo io a lavorare». Prende tempo Elena, commessa di "Segue" in via Ricasoli. «Niente lavoro il 2 gennaio. Da febbraio per tutte le domeniche chissà: il titolare ci sta pensando ma sarà un problema visto che sono l'unica dipendente». Mette le mani avanti Maura Longhi, titolare di "Benetton" in piazza del Comune. Per ora il suo orientamento è continuare a lavorare la seconda e terza domenica del mese: bandito comunque il 2 gennaio. «Capisco la volontà di rendere più viva la città con i negozi aperti ma con i guadagni di sabato e domenica facciamo gli incassi di un giorno. Il cliente che viene di sabato a spendere 100 euro, non torna certo il giorno dopo». Dal negozio di scarpe "Primadonna" esce una dichiarazione di sconfitta rispetto a "I Gigli": «Non conviene tenere aperta la prima, tanto vanno tutti al centro commerciale», dicono. Scettico anche Claudio Cerbai della gioielleria di corso Mazzoni: «Facciamo questo esperimento con qualche domenica di apertura in più. Temo che con l'opzione del facoltativo in molti resteranno a casa». Chi ha il dente avvelenato è Tiziana, responsabile della profumeria "La Gardenia" di via Garibaldi. «A gennaio terremo aperti solo per Befana e domenica 9: qui a lavorare siamo in cinque e facciamo i salti mortali in un negozio così grande. Ma i sindacati - si chiede - dove sono a tutelare i nostri diritti? In fin dei conti, a me tocca solo una maggiorazione del 30% in più in busta se faccio il festivo». Una voce fuori dal coro è quella di Cristina Cini di "Armadio dei piccoli", in via del Serraglio: «Criticare l'ordinanza sarebbe un boomerang per noi commercianti. Anche perchè prima o poi succederà che I Gigli apriranno tutte le domeniche». Il 2 gennaio però anche lei rimarrà chiusa. Infine, sempre in centro ma passando ad altro argomento, tira di nuovo aria di cambiamento per la gestione del "Caffè delle Logge", affidata all'Italy Take Away di Andrea Raugia che aveva vinto la gara d'appalto a inizio 2010. I dipendenti ieri hanno detto di essere stati licenziati. Al momento però non è giunta ancora nessuna comunicazione ufficiale all'amministrazione. Il gestore, da noi contattato, ha negato ipotesi di chiusura: «Resteremo soltanto chiusi per alcuni giorni di ferie».
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