Gioco
Il governatore: «Parte il Progetto, ma serve più impresa»
Il presidente Rossi brinda a Prato «Alla città auguro la rinascita»
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Il presidente Rossi assieme alla segretaria Bugetti 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. «Ritrovare lo spirito della rinascita». E' l'augurio del presidente della Regione Enrico Rossi a Prato, ieri in città invitato dal Pd alla Monash. «I numeri del tessile parlano di ripresa - ha detto - ma prima dei numeri è importante ritrovare la fiducia». Accompagnato dalla segretaria Ilaria Bugetti - breve colloquio a due prima dell'incontro pubblico - Rossi ha "piantato" qualche paletto. Il primo è per «l'ormai amico Cenni» assimilato nelle «promesse mai mantenute» al governo centrale. Promesse non mantenute, secondo Rossi, nello sviluppo della città, nella pianificazione urbanistica e anche nello sforzo sulla legalità: «Il governo di Prato è la dimostrazione - ha detto - che non basta impegnarsi solo sul fronte della sicurezza che pure noi riaffermiamo con forza necessaria». Per queste promesse mancate - secondo Rossi - il centrosinistra, «deve impegnarsi per costruire l'alternativa in Comune». La Regione, dal canto suo - è la promessa - sosterrà la città: «Perchè se riparte Prato riparte tutta la Toscan». A cominciare dal "Progetto Prato" che Rossi ha portato a Bruxelles pochi giorni fa ottenendo interesse e promesse. «Il 28 presenteremo le linee del Piano Prato - ha detto - un progetto non fatto dalla Regione ma da Provincia, Comune di Prato e del circondario assieme». Iter snello: presentazione del piano agli enti locali, discussione per trovare un accordo e poi Bruxelles, perchè dovrà essere l'Europa a finanziarlo. «Il nostro sforzo - ha continuato Rossi - è anche quello di dare nuova fiducia alla città, mostrare un passo diverso. Ma mi aspetto un risveglio concreto anche da parte degli imprenditori che hanno perso molta della volontà di investire». Un passaggio Rossi lo dedica al Pd pratese: «E' stato giusto lo sforzo di rinnovamento e il passaggio di testimone». Meno gentile col Pd nazionale: «Di divisioni e rifrulli che ci accompagnano da 15 anni non se ne può più. Ora ci vuole disciplina e un rinnovamento guidato della classe dirigente».
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