Il Tirreno

Prato

Carmignano raccontata ai nipoti

Uno scorcio di Carmignano
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Uno scorcio di Carmignano

Raccolti in un libro i ricordi di un gruppo di anziani

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 CARMIGNANO. Un libro che si sfoglia un po' come un calendario o un diario e un po' come una guida turistica e un viaggio immaginario in dodici tappe: una al mese, per ciascuna della diverse frazioni di Carmignano.  Un libro di memorie che racconta una Carmignano decisamente diversa e tante diverse Carmignano, lontane da quella che oggi conosciamo. «Ma che proprio da questa diversità riesce a spiegarci - scrive l'assessore ai servizi sociali, Fabrizio Buricchi - perchè noi siamo quello che siamo, perchè parliamo e mangiamo così, le ragioni dei luoghi e delle persone». Gli anziani di Carmignano hanno deciso di raccontarsi e raccontare le colline dove molti sono nati (e qualcun'altro è arrivato più tardi) improvvisandosi scrittori. O almeno lo hanno fatto i quaranta che hanno frequentato i pomeriggi di animazione che da dieci anni a questa parte il Comune promuove, organizzati dal vulcanico Pino Severi. Memorie raccolte nel corso di tutto l'anno scorso ed ora diventate un agile volume di duecento pagine stampato dall'amministrazione per i tipi del Masso della Fate, con foto, aneddoti, filastrocche, indovinelli, ricette anche. E poi ancora barzellette, preghiere, racconti sui paesi o impressioni di chi un giorno è arrivato la prima volta a Carmignano. Storie ripescate da un cassetto, per raccontare a figli e nipoti, come dice Emilio Poggianti, ricordi forse banali ma che, per le tante primavere passate, sono oramai un po' storia. E che nei pomeriggi di Pino poi è stato anche fatto, organizzando iniziative con le scuole. Così Marcello Matulli, autista per tanti anni sui pulmini del Comune, racconta i giochi di una volta, di cinquanta o sessanta anni fa: dalla cerbottana e i fusi di carta alla ruzzola, dalla campagna o il misterioso Cibè (un incrocio tra il baseball e il lancio del giavellotto) ai giochi con gli insetti o le uova soda, dal gioco del Silli e Madama Dorè a Piso pisello e il murino. Maria Gabriella Bogani ricorda il suo primo uovo di Pasqua, nel 1951, tanto desiderato e rotto in chiesa da un'anziana troppo ardimentosa. Giuliana Marisa Serena rievoca un mondo contadino che non c'è più e la lunga strada che i bambini facevano a piedi per andare a scuola. E poi ancora storie di barconi sull'Arno, calessi per portare i malati, pane'in cooperativa'. Storie anche buffe a volte, da leggere dall'inizio alla fine od anche pescando qua e là. W.F.

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