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Prato

Ato prorogati, Risaliti scrive a Gida

Cri.Or.
Gli impianti di Gida
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Gli impianti di Gida

Testa a testa sulla scissione della spa. Il parere dell'esperto

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 PRATO. Mossa e contromossa. Continua il testa a testa su Gida nella partita per la scissione societaria. L'assemblea plenaria convocata prima di Natale è saltata per la mancanza del numero legale (assente il socio Consiag). La risposta non si è fatta attendere: il consiglio di amministrazione è stato convocato per domani. Non per decidere sulla scissione in due società: Gida civile e Gida industriale della spa, visto che occorre la maggioranza qualificata.  Ma per affrontare le ultime questioni e non di poco conto. In primo luogo la decisione del governo che con il decreto "mille proroghe" ha, appunto, prorogato di un anno la vita degli Ato, anche quello dell'acqua, unica autorità a poter autorizzare lo scarico delle acque depurate nelle acque superficiali (in assenza gli impianti devono fermarsi). Ed è delegata agli Ato la decisione dell'avvio della gara per le società pubbliche prevista per legge. Il secondo elemento riguarda la Regione che - nella manovra finanziaria - darà mandato agli Ato di procedere nella propria attività ma di predisporre "le carte" della gara entro sei mesi. "Il boccino", insomma, anche per Gida torna in mano all'Ambito territoriali che - in assenza di proproga - sarebbe scomparso, assieme all'Ato Rifiuti, il 31 dicembre prossimo con la nomina di commissari e il mandato a liquidare.  La prima mossa dell'Ato acqua dopo la proroga - presidente facente funzioni Armando Risaliti - è stata quella di inviare una lettera al presidente di Gida spa, Carlo Longo e per conoscenza ai sindaci di Prato, Montemurlo, Cantagallo, Vaiano e Vernio, con allegato il parere legale di uno dei massimo esperti in materia: l'avvocato Riccardo Farnetani dello studio fiorentino Santoro.  Risaliti nella missiva prende atto della decisione di scindere Gida in due società gemelle ma chiede alla spa una relazione «dalla quale risultino gli impianti funzionali alla depurazione dei reflui civili che saranno ricompresi nel ramo di azienda di Gida civile spa e perciò adibiti alla gestione del servizio idrico integrato, nonchè gli impianti funzionali alla depurazione ricompresi nel ramo aziendale di Gida industriale». La richiesta di indicare quali siano gli impianti a servizio della depurazione civile potrà mettere in difficoltà Gida. La spiegazione del perché la dà la relazione del legale. Farnetani riassumendo le posizioni della spa spiega che Gida civile, addetta alla depurazione delle acque di provenienza urbana e del relativo ramo industriale, è qualificabile come servizio idrico intregrato (e quindi destinata alla gara), l'altra Gida che effettuerà la depurazione industriale non è riconducibile al servizio idrico integrato. Tutto questo però «se i rami di azieda e relativi impianti, risulteranno tecnicamente e fisicamente distinti e separati». E non è il caso di Gida che per la depurazione civile e industriale utilizza la stessa rete e stessi impianti. «E' infatti evidente - sono le conclusioni del legale - che se il complesso impiantistico fosse unitario e non divisibile e neppure fosse ipotizzabile la distinzione fisica dei due rami aziendali, l'operazione societaria sarebbe irrilevante dal punto di vista dell'autorità Ato». Ed è sempre l'Ambito territoriale che attende un segnale da Gida: «Per poter afffrontare i problemi - spiega Risaliti - cercando una strada comune».

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