«Tetto più alto per i mutui erogabili. Non capisco la polemica sulla Cassa locale. E il marchio resta»
Segnali di ripresa, il peggio è passato E da gennaio la banca sarà più generosa
Paolo Toccafondi
◗
Il direttore generale di CariPrato, Franco Tonato A sinistra, la sede di via degli Alberti 4 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Dalle stanze di Palazzo Alberti esce un messaggio di ottimismo. E in questo il Natale non c'entra. Sono i numeri e i rapporti con i clienti che fanno dire a Franco Tonato, direttore generale di CariPrato: «il peggio è passato». Ci sono i dati della Camera di Commercio, la ripresa delle assunzioni. «Segnali che abbiamo anche noi - spiega Tonato - I crediti di default che avevano avuto un'escalation nel 2009, quest'anno sono diminuiti di 20 milioni, circa il 50% in meno dell'anno scorso». Altri segnali? «I clienti mi dicono che c'è un ritorno degli ordini dall'Europa, in particolare dalla Germania che è il mercato trainante in questo momento». Si parla di tessile. «Sì, ma con il tessile si muove poi anche tutto l'indotto. C'è una forte richiesta di finanziamenti verso il fotovoltaico. E' ferma invece l'edilizia». Dunque per il tessile c'è un futuro. «Sì, il tessile di qualità continua ad essere una caratteristica di Prato. L'est europeo e l'est dell'Asia propongono solo un'imitazione. E anche i prezzi non sono poi lontanissimi. In questi anni gli imprenditori più avveduti hanno approfittato del momento di vuoto di ordini per riorganizzarsi e modernizzare le macchine. Le aziende sono state capaci di creare più sinergie nel ciclo produttivo, hanno tagliato i costi». Resta la necessità di guardare oltre il tessile. «I volumi sono ridimensionati, quindi bisogna diversificare. Chi ha vissuto su un certo tipo di settore, fa un po' di difficoltà. Ma bisognerebbe approfittare di questo momento di ripresa». Intravede già dei settori emergenti? «Ci sono piccole industrie elettroniche, aziende di servizi, aziende agroalimentari. E poi c'è il fotovoltaico. Tutte nicchie, per ora. Ma se un imprenditore ha successo, i dipendenti sono incoraggiati a fare gli imprenditori a loro volta. Così nasce un settore». Come vanno le cose in CariPrato? «Sufficientemente bene. Se fossimo ancora autonomi e avessimo un nostro bilancio, chiuderemmo quel bilancio con un buon utile. L'anno scorso eravamo più o meno in pareggio». Già se foste autonomi. Ma CariPrato ormai non c'è più... «Alle 23,59 e 59 secondi del 31 dicembre confluiremo nella Banca Popolare di Vicenza. L'utile comunque c'è e confluirà nell'utile di Bpv». Resterà il marchio, come un simbolo? «La capogruppo, nell'ambito della rivisitazione dello statuto (che Bankitalia dovrà approvare), avrà la possibilità di continuare a utilizzare il marchio CariPrato. Potremo utilizzarlo in quei luoghi in cui ha valore, nel distretto. Magari non a Grosseto. E poi non vorremmo cambiare le insegne, che costano. Dal 1º gennaio applicheremo vetrofanie col marchio Bpv tanto per dare un segnale della novità». Intanto c'è chi piange sulla "perdita" di una banca locale. «Posso capire questo tipo di polemica dal punto di vista della nostalgia affettiva. Ma la banca non è più pratese dal 1988, quando venne venduta al Monte dei Paschi... Io posso dire che sarà più efficiente e tutti i protagonisti, dai titolari di filiale ai capi-area a me, avranno la stessa facoltà di firma nell'erogare mutui e crediti, con una capacità quasi raddoppiata. Per fare un esempio, il "primo rischio in bianco", senza garanzie, al momento arriva fino a 4 milioni. Dal 1º gennaio passerà a 6 milioni e 750.000». La Provincia rilancia l'idea di una nuova banca pratese. «Io so quanto sia difficile fare una banca e posso solo fare gli auguri». Quali sono i vostri prossimi obiettivi? «La rete toscana deve ampliare il proprio raggio di azione. La prossima apertura prevista è Città di Castello, prima tappa in Umbria, poi pensiamo di espanderci nell'Italia centrale. Adesso abbiamo 94 sportelli, è prevedibile un incremento del 20%». Si parla molto in questi giorni del caso Sasch. Anche CariPrato è esposta, si dice per una decina di milioni. Siete preoccupati? «Non parlo di singoli clienti. Certo è una posizione che conosciamo e sappiamo le implicazioni che ha per la città e per l'occupazione. So che ci sono industriali che stanno valutando se subentrare in alcune aziende. Noi siamo alla finestra. Dipenderà dalla buona volontà degli industriali». Se dovesse chiudere con un'impressione sulla crisi e sulle prospettive della città. «Direi che la ferita è cauterizzata. C'è la stagnazione del mercato immobiliare, il commercio va ancora a rilento. Ma gli industriali hanno ricominciato ad assumere. E se il quadro dell'occupazione riprenderà in maniera forte anche i consumi riprenderanno». Il peggio è passato? «Direi proprio di sì».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
