Sicurezza
I mugugni di Zenzero? Tutti in dialetto
Lu.Ce.
Giorgio Bolognesi riscopre l'antica parlata e racconta la sua Luogomano
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CANTAGALLO. E io: «Zenzero rosso ar su' comanno e Lògomano è'r lògo'n dò so' nato, trent'un'otto trentuno sta datato l'ingresso mio ner monno'n do' me danno (...)». E' scritta così, con il dialetto antico di Luogomano (Cantagallo) l'ultima opera di Giorgio Bolognesi dal titolo: "Mugugni e facezie di Zenzero" edito da Albatros. L'autore è nato a Luogomano nel 1931, vive a Cantagallo con la sua famiglia, ha lavorato nel tessile facendosi tutte le mattine, con il bello e il brutto tempo, la lunga strada per andare a lavorare. Questo volume è un lavoro importante che fa ritrovare, la civiltà montanina e il dialetto antico dei paesi dell'Alta Valle, che ormai pochi conoscono, senza il lavoro di Giorgio sarebbe andato perduto. Un mondo lontano che riaffiora con il profumo dei piatti poveri ma saporiti, che cucinavano le massaie con poche cose. I divertimenti che consistevano nelle veglie vicino al fuoco, le feste del patrono dove, dopo la solenne processione, i poeti intrattenevano i festaioli con poesie in ottava rima, i temi erano l'amore, le corna, il lavoro o le rivalità, piuttosto vivaci, fra i vari paesi dell'Alta Valle. Non manca, fra le righe, una nota di sarcasmo verso il comportamento egoistico dei bempensanti e dei politici, non solo del passato ma anche del presente. Giorgio e i suoi paesani, boscaioli, pastori, contadini, hanno le "scarpe grosse, mani callose e cervello fino" una lingua antica come la loro terra e il borgo, la cui origine si perde nei secoli. L'autore da pensionato, si è divertito, con pacatezza e un pizzico di ironia, a mettere in rima e commentare storie di gente semplice, del suo paese della Vallata, di lavoro anche avvenimenti politici nazionali e locali, la storia italiana di mezzo secolo, con il dialetto antico del suo paese natale, "Cantagallo".
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