Il Tirreno

Prato

Una piccola Chicago nel Macrolotto Zero

a cura di Cristina Orsini
Una piccola Chicago nel Macrolotto Zero

Vezzosi e Bressan: «Piano strutturale tutto sbagliato, irrealizzabile e fumoso»

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 PRATO. Degradato, multietnico, ex luogo di fabbriche via via trasformatosi, spontaneamente, in quartiere di residenze. Non è il macrolotto zero di Prato, la città fabbrica che si estende al di là di Porta Pistoiese, ma uno dei cosiddetti "quartieri di transizione" americani. «E là ce ne sono migliaia». Luoghi un po' così: nati tra il centro della città e il quartiere residenziale esterno all'insediamento urbano. Luoghi che ospitano via via comunità diverse, che mutano le funzioni e per questo sono di transizione. «Solo che - spiegano l'antropologo Massimo Bressan e l'architetto-urbanista Roberto Vezzosi - in America vengono studiati, per davvero, perché sono i luoghi dove la globalizzazione si vive in diretta, luoghi sensibili, della creatività. Proprio com'è il Macrolotto zero».  Il Piano strutturale non va. Bressan e Vezzosi entrano a gamba tesa sulle linee del Piano strutturale «che è un ritorno al passato, rispetto a quelle che erano le previsioni del piano Sechi, snaturato a forza di varianti, con idee assolutamente irrealizzabili - è il giudizio - e che non parte dall'analisi di quelle che sono le caratteristiche vere dei diversi quartieri della città». «Ciò che abbiamo ascoltato - precisa Vezzosi - non ha nulla a che vedere con i progetti di rigenerazione urbana europei. Anzi è l'esatto contrario. Perché in Europa il disegno urbanistico arriva per ultimo. Prima c'è la politica: per l'integrazione, per la legalità, per lo sviluppo sociale ed economico, per la rivitalizzazione culturale e commerciale».  Mixitè a Chicago. L'esempio che l'antropologo porta è quello di Chicago, dove Bressan ha svolto numerosi studi mentre ha tenuto un ciclo di conferenze all'associazione americana di Antropologia culturale, presentando, appunto, uno studio sul Macrolotto zero. Anche Chicago aveva un quartiere ghetto, di afroamericani, disordinato, sporco. «Lì - racconta Bressan - è stata l'università a studiare un intervento. E proprio con un'operazione immobiliare. L'idea è quella di acquistare spazi e rivederli. Pianificando la diversità di luoghi e di persone: nello stesso stabiappartamenti di bianchi e altrettanti di neri, mescolando professionisti con studenti, operai con commercianti. Perché la mescolanza - aggiunge l'antropologo - dà solo vantaggi: più controllo sociale e quindi meno violenza, sviluppo sociale, scambio, speranza. La gestione della diversità è politica».  Città aperta. Quello che potrebbe accadere anche a Prato: «La voglia e le intelligenze ci sono» affermano i due professionisti. «Ma utilizzando gli strumenti a disposizione secondo una logica completamente ribaltata rispetto a quella odierna».  Spazi da aprire, soprattutto pubblici, al Mcrolotto Zero e non solo «ma partendo dalle esigenze di chi ci vive e con un disegno preordinato». Estremamente critici sul concetto di perequazione «venduta come una panacea. Ma perequare in altezza (il progetto dell'ufficio di Piano di aumentare le altezze dei palazzi diminuendo le aree coperte ndr) significa aumentare ancora il numero di abitanti in una delle aree più dense delle città».  Peggio di Barcellona. E quanto sia carica lo spiega lo studio di Bressan: al 30 settembre 2010 la densità della circoscrizione centro (area limitrofe al centro storico e Macroltoo zero) risultava di 6157 abitati per chilometro quadrato. Le zone più dense di Barcellona raggiungono i 5mila abitanti e Firenze si ferma 3635 «e in una città che è il doppio - spiega l'antropologo - di Prato. Abbiamo quindi tutti i problemi di una città grande e strutturata. Ci manca però la consspevolezza di vivere una città con dinamiche e fenomeni metropolitani propri anche dei luoghi di trasizione». Assurda - secondo i due professinisti - la previsione di un aumento di popolazione di 45mila unità e di nuove abitazioni. «Ma per darle a chi con il mercato immobiliare paralizzato? Poi si parla di 20mila clandestini che non compaiono ma pesano. Ma se ci sono già da qualche parte vivono». Inoltre secondo Bressan e Vezzosi la massa di nuovi abitanti «non può che essere il risultato dalla moltiplicazione dei capannoni che si vogliono abbattere per il numero delle case che si vogliono costruire».  Nessuna "deportazione". Dietro un disegno che secondo i professionisti «snaturerà completamente» il Macrolotto zero Bressan e Vezzosi vedono il rischio "deportazione": «Non è mica un'area dismessa - è il ragionamento - Le operazioni definite di "bonifica" da questa giunta, prima prevedono le deportazioni degli attuali abitanti e delle attività. E poi che accadrà?»  Senza soldi si fa poco. Irrealizzabili per Vezzosi e Bressan anche gli altri punti forti del Piano Strutturale: «Si parla di parchi? Ma i parchi nel piano Sechi c'erano già - dicono - solo che ora a Prato ovest in un parco c'è la Multisala e a Prato est il McDonald's col distributore di benzina e il progetto del deposito Cap. Manca solo un impianto per la frantumazione degli inerti e l'ingresso della città è a posto». Per quanto concerne l'area dell'ospedale e Declassata, idee altrettanto chiare: «Si mostrano come non potranno mai essere: verde all'ospedale quando non ci sono i soldi nemmeno per buttarlo giù. Si parla di interrare la Declassata ma senza il polo espositivo. E' solo fumo negli occhi».

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