Sicurezza
Una pendolare racconta: «Scene di panico, svenimenti e nessuna comunicazione»
La rivolta sul Firenze-Prato
Alessandro Pattume Ilenia Reali
Cinque ore fermi a Calenzano: in centinaia al freddo e al buio
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PRATO. Centinaia di pendolari chiusi dentro un treno fermo sui binari tra Firenze e Calenzano. Un'odissea durata cinque ore. Al freddo, al buio e senza nessuna informazione su cosa stesse accadendo. E fuori il gelo. La neve che non smetteva di cadere. La tensione era alle stelle. L'ODISSEA.In quel treno, vissuto dai pendolari come abbandonato dal mondo esterno, si sono consumate decine di piccole grandi tragedie.
Crisi di panico, passeggeri che sono usciti sui binari cercando di raggiungere la strada, una porta di un binario sfondata. Bambini che piangevano, persone che svenivano dal freddo e dalla paura. Una situazione così pesante che, una volta arrivati a Prato Centrale, i passeggeri avrebbero aggredito anche due persone della Polfer. Una notizia non confermata dalla polizia ferroviaria ma raccontata al Tirreno nei minimi dettagli da una testimone, una donna in viaggio sul Regionale partito da Firenze alle 13,46 e arrivato a Prato poco prima delle 19.
IL RACCONTO. Sofia V. era a Firenze con la figlia tredicenne. Vista la malaparata ha deciso di prendere il primo treno in partenza da Santa Maria Novella per rientrare il prima possibile a casa. Abita in via Borgovalsugana. E' salita sul treno ma poco dopo la partenza, all'altezza di Calenzano il treno si è fermato. Nessuno spiegazione dagli autoparlanti. «Si sono spente le luci e il riscaldamento - racconta - e lì con noi c'erano solo due persone delle ferrovie, il macchinista e il controllore». Dopo due ore che eravamo in quella situazione è scoppiato il panico.
«C'era gente che urlava, persone che avevano svenimenti. C'erano bimbi digiuni dalla mattina che piangevano. Anziani infreddoliti. Tanti studenti». «Chiedevamo informazioni e inizialmente ci hanno detto che il treno era guasto, poi si sono interrotte le comunicazioni e il capotreno ha cominciato a dire che non sapeva cosa sarebbe accaduto. Abbiamo chiamato i vigili del fuoco, la polizia, le ambulanze ma non si è visto nessuno. Finché è stata rotta una porta e la gente è presa a scendere sui binari per raggiungere una strada che era nelle vicinanze. La bimba aveva paura ed io ho preferito non scendere.
La cosa più brutta è che ci siamo sentiti abbandonati, non sapevamo cosa sarebbe successo. Domani mattina andrò a fare denuncia: non si può essere trattati come bestie». Solo dopo cinque ore il treno è ripartito. E una volta a Prato Centrale alcuni pendolari si sarebbero sfogati. «Siamo entrati nel primo ufficio che abbiamo trovato e un gruppo di pendolari hanno picchiato, con calci e ceffoni, gli impiegati che erano dentro. C'era così tanta tensione che anch'io lì per lì ho pensato che se lo meritavano».
I SOCCORSI. La motrice del "Vivalto" s'è fermata intorno alle 15 poco dopo la stazione di Calenzano. I pendolari si sono così ritrovati all'improvviso senza luce e senza riscaldamento. Impossibili i soccorsi su strada, a causa della neve che ha paralizzato Prato e dintorni. Così alla stazione di Santa Maria Novella sono stati approntati due treni vuoti per raggiungere il più velocemente possibile la locomotiva ferma nel nulla tra Calenzano e Prato. Senza però fare i conti con l'oste.
O, meglio, con le centinaia di persone che in attesa da ore di un treno direzione Viareggio, hanno letteralmente preso d'assalto le due locomotive vuote. L'unica soluzione è stata allora quella di rivolgersi alla stazione di Prato e chiedere l'intervento di una motrice che trainasse il treno bloccato fin dentro la stazione centrale. Il terzo tentativo ha avuto successo, e dopo quasi quattro ore il "Vivalto" in panne s'è fermato finalmente a Prato.
Crisi di panico, passeggeri che sono usciti sui binari cercando di raggiungere la strada, una porta di un binario sfondata. Bambini che piangevano, persone che svenivano dal freddo e dalla paura. Una situazione così pesante che, una volta arrivati a Prato Centrale, i passeggeri avrebbero aggredito anche due persone della Polfer. Una notizia non confermata dalla polizia ferroviaria ma raccontata al Tirreno nei minimi dettagli da una testimone, una donna in viaggio sul Regionale partito da Firenze alle 13,46 e arrivato a Prato poco prima delle 19.
IL RACCONTO. Sofia V. era a Firenze con la figlia tredicenne. Vista la malaparata ha deciso di prendere il primo treno in partenza da Santa Maria Novella per rientrare il prima possibile a casa. Abita in via Borgovalsugana. E' salita sul treno ma poco dopo la partenza, all'altezza di Calenzano il treno si è fermato. Nessuno spiegazione dagli autoparlanti. «Si sono spente le luci e il riscaldamento - racconta - e lì con noi c'erano solo due persone delle ferrovie, il macchinista e il controllore». Dopo due ore che eravamo in quella situazione è scoppiato il panico.
«C'era gente che urlava, persone che avevano svenimenti. C'erano bimbi digiuni dalla mattina che piangevano. Anziani infreddoliti. Tanti studenti». «Chiedevamo informazioni e inizialmente ci hanno detto che il treno era guasto, poi si sono interrotte le comunicazioni e il capotreno ha cominciato a dire che non sapeva cosa sarebbe accaduto. Abbiamo chiamato i vigili del fuoco, la polizia, le ambulanze ma non si è visto nessuno. Finché è stata rotta una porta e la gente è presa a scendere sui binari per raggiungere una strada che era nelle vicinanze. La bimba aveva paura ed io ho preferito non scendere.
La cosa più brutta è che ci siamo sentiti abbandonati, non sapevamo cosa sarebbe successo. Domani mattina andrò a fare denuncia: non si può essere trattati come bestie». Solo dopo cinque ore il treno è ripartito. E una volta a Prato Centrale alcuni pendolari si sarebbero sfogati. «Siamo entrati nel primo ufficio che abbiamo trovato e un gruppo di pendolari hanno picchiato, con calci e ceffoni, gli impiegati che erano dentro. C'era così tanta tensione che anch'io lì per lì ho pensato che se lo meritavano».
I SOCCORSI. La motrice del "Vivalto" s'è fermata intorno alle 15 poco dopo la stazione di Calenzano. I pendolari si sono così ritrovati all'improvviso senza luce e senza riscaldamento. Impossibili i soccorsi su strada, a causa della neve che ha paralizzato Prato e dintorni. Così alla stazione di Santa Maria Novella sono stati approntati due treni vuoti per raggiungere il più velocemente possibile la locomotiva ferma nel nulla tra Calenzano e Prato. Senza però fare i conti con l'oste.
O, meglio, con le centinaia di persone che in attesa da ore di un treno direzione Viareggio, hanno letteralmente preso d'assalto le due locomotive vuote. L'unica soluzione è stata allora quella di rivolgersi alla stazione di Prato e chiedere l'intervento di una motrice che trainasse il treno bloccato fin dentro la stazione centrale. Il terzo tentativo ha avuto successo, e dopo quasi quattro ore il "Vivalto" in panne s'è fermato finalmente a Prato.
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