Il Tirreno

Prato

Niente Tfr per gli ex del Fedora

I lavoratori del Fedora e della Fintes
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I lavoratori del Fedora e della Fintes

I lavoratori aspettano di essere pagati. Dopo due anni dal concordato

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 PRATO. Ancora niente Tfr per i dipendenti del Fedora. Il liquidatore non è in grado di pagare quanto dovuto a coloro che hanno già lasciato l'azienda e dato che i tempi sembrano allungarsi non rimane che bussare alla porta dell'Inps. I sindacati presenteranno le richieste nei prossimi giorni e poi l'istituto di previdenza avrà 60 giorni per pagare.  Una storia che sembra non finire mai. Dalla presentazione del concordato sono passati più di due anni. A marzo 2009 è stata aperta la pratica di cassa integrazione straordinaria ma solo ad agosto l'Inps ha cominciato a erogarla ai dipendenti. Il primo acconto degli stipendi è arrivato invece a gennaio 2009 per un'iniziativa "straordinaria" del commissario straordinario. Sembrava che con l'omologa del concordato arrivata a febbraio del 2010 la strada sarebbe state in discesa invece si sta andando oltre i tempi previsti.  Se una parte dei dipendenti è ancora legata all'azienda per cui è stata rinnovata la cassa integrazione (questa volta in deroga) per altri 4 mesi e per cui ancora non hanno pieno diritto al Tfr, trattamento di fine rapporto appunto, l'esasperazione e la rabbia c'è tra coloro che un lavoro l'hanno ritrovato e che non vedono l'ora di poter chiudere questo drammatico capitolo della propria vita.  I colleghi della rifinizione del Gruppo, la Fintes, invece hanno riscosso: ovviamente solo i 35 che hanno lasciato l'azienda e questo crea ancora più rabbia: «Per quale motivo loro hanno riscosso e noi no», si chiedono al Fedora. Tra l'altro quando furono presentati i concordati la Fintes sembrava in una situazione ben più grave delle altre aziende del Gruppo. Era legata ai crediti vantati nei confronti del lanificio capofila e non poteva contare neppure sui soldi dell'affitto d'azienda stipulato con l'azienda Pietraluna, sempre della famiglia dell'imprenditore Piero Nardi.  «Siamo stanchi - spiegano i lavoratori - di dover aspettare così tanto i nostri soldi. Due anni sono davvero troppi e ci era stato garantito che al massimo ce li avrebbero dati entro novembre». I.R.

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