Il dolore
Ma le confezioni crescono ancora
Maria Lardara
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Un negozio di abbigliamento cinese Aumento del 4,4% nel terzo trimestre dell'anno
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PRATO. Nel 2009 spuntavano come funghi. Mettevano radici in filiera per chiuderne a valle il ciclo. Nel 2010 questa crescita non è stata così galoppante come 12 mesi prima. Ma non è ancora la fine di un'epoca: all'anagrafe della Camera di commercio le confezioni attive toccavano quota 4.436 nel terzo trimestre dell'anno, e di queste 3.624 figuravano sotto la voce di "ditte individuali" (la maggior parte cinesi): rispettivamente, un +4,4% e +6% rispetto allo stesso periodo del 2009. Nel 2009 il boom era stato anche maggiore rispetto al terzo trimestre del 2008: il totale di confezioni cresciute del 10%, con un aumento di ditte individuali del 12%. In valori assoluti, questo si traduceva così: 3.700 confezioni in totale, di cui 3.160 ditte individuali. Figlio di una delle peggiori crisi economiche di tutti i tempi, il 2009 ormai è lontano. La lente dell'ufficio studi della Ccia, con le tavole suddivise per comparto specifico, è puntata su tutto il sistema moda. Se l'abbigliamento gode di buona salute, il resto della filiera a monte è un quadro desolante di segni meno dappertutto. Altro che venti di "ripresina" ad accompagnare il secondo scorcio del 2010, come ci si aspettava. Unica magra consolazione: peggio del terzo trimestre 2009 non c'era verso fare. Alcune imprese tessili si sono perse per strada. Erano 3.193 quelle attive nei registri camerali del terzo trimestre di quest'anno, 3.932 l'anno prima: -5,5% ma la variazione rispetto al 2008 era stata -5,6%, con un trend negativo costante. E' andata peggio per le aziende di finissaggio tessile: -6,2% rispetto al 2009 mentre hanno recuperato qualcosina le filature (-7,9% rispetto al -11,2% dell'anno prima) con l'andamento negativo costante delle tessiture (-6,7%). Se andiamo a guardare però il totale delle imprese attive che compongono il puzzle del sistema moda pratese (tessile e abbigliamento), l'ago della bilancia si ferma a 7.632 e 7.635 unità per i terzi trimestri delle due annate. Alla fine, insomma, la partita si chiude in pareggio perché la buona performance dell'abbigliamento riesce a compensare le perdite nel tessile. «In realtà la corsa delle confezioni si è stabilizzata: nel 2009 abbiamo assistito a un boom di maglifici cinesi i cui titolari avevano anche aperto delle confezioni. Molti hanno chiuso, vittime della stessa concorrenza interna e costretti a stoccare la merce alla fine dell'anno scorso». E' questa la spiegazione di Stefano Ferrari, presidente della sezione confezioni e maglifici dell'Unione industriali. Che spezza una lancia a favore dei colleghi italiani: «Si parla sempre di cinesi, ma ci sono realtà di confezioni ben strutturate che rappresentano un fiore all'occhiello nel nostro distretto. Tanti clienti che prima compravano a Carpi il capo finito adesso vengono a Prato ben sapendo di trovare un prodotto più selezionato». Un dato colpisce Ferrari, esaminando i flussi di iscrizione e cessazioni delle imprese artigiane: nel terzo trimestre 2010, 143 confezioni hanno cessato l'attività, a fronte di 180 iscrizioni. L'anno prima, nello stesso periodo, risultavano 62 cessazioni e 143 iscrizioni. «La continuità e quotidianità dei controlli nei capannoni cinesi - fa notare - stanno contribuendo a far emergere il comparto cinese. Tanto che oggi tra le imprese cinesi c'è più interesse a mettersi in regola».
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