Il Tirreno

Prato

Marcolana a un passo dalla Mabro

Ilenia Reali
Andrea Barontini del lanificio Marcolana
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Andrea Barontini del lanificio Marcolana

Il lanificio sta per comprare l'azienda di confezioni e ricrea una filiera interna

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 PRATO. La famiglia Barontini del lanificio Marcolana è a un passo dall'acquisto della storica azienda di confezioni grossetana Mabro. Gli imprenditori pratesi puntano su un marchio sartoriale di livello ma anche nella fabbrica pratese grossi cambiamenti sono in atto. Passo dopo passo si sta strutturando, verticalizzando si dice tra gli addetti ai lavori, l'azienda per garantire una propria produzione che garantisca dall'acquisto della materia prima alla confezione del capo finito.  A seguire il nuovo corso dell'azienda di viale Montegrappa è uno degli azionisti Andrea Barontini, figlio di Ivo.  Per quale motivo avete deciso di acquistare Mabro?  «Ancora non si può parlare di acquisto perché l'iter è lungo e complicato. Abbiamo visitato l'azienda più volte, abbiamo guardato più di altri tutta la documentazione e abbiamo formalmente fatto presente il nostro interesse. Avere Mabro significa avere un accesso diretto al mercato dei consumatori. Non averlo è una delle pecche del sistema Prato. Sempre si possa parlare ancora di sistema. E poi parlare di Mabro e prodotto Mabro significa dire eccellenza nella produzione sartoriale. Per la Regione Toscana privarsene sarebbe sbagliatissimo. Noi anche se l'abbiamo poco pubblicizzato siamo già inseriti nella produzione di capi finiti anche per marchi importanti».  Quali sono i progetti che avete per Mabro?  «La nostra ricetta è chiara: intanto entrare in punta di piedi e capire quali sono le ulteriori opportunità di questa azienda sia dal punto di vista commerciale che produttivo. Avevamo provato ad acquistarla già 5 anni fa ma il progetto, per vari motivi, non si è potuto realizzare. Adesso la troviamo in condizioni ben peggiori ed è necessario riorganizzarla dal punto di vista produttivo e commerciale. Ristrutturare non significa automaticamente tagliare posti di lavoro perché qui perdere dipendenti vuol dire perdere arte sartoriale. Tutte le maestranze sono l'anima del prodotto. Domani abbiamo un nuovo incontro per capire bene quale indirizzo prende questa storia e cosa ne sarà della società che attualmente a Mabro in affitto. Ancora non siamo titolati per fare un piano industriale dettagliato: ricordo che non siamo noi ad avere rapporti, per esempio, con le organizzazioni sindacali e comunque sull'argomento serve molta accortezza. Non dobbiamo dimenticare che in ballo ci sono 260 famiglie. Credo che Mabro sia una buona macchina ma per correre ha bisogno di un buon pilota».   Qual è il motivo che vi spinge a investimenti importanti in Mabro quando sarebbe più facile dedicarsi alla speculazione immobiliare?  «Se decidi che il tessile e l'abbigliamento sono il tuo futuro investire è fondamentale. Noi questa scelta l'abbiamo fatta e stiamo lavorando per esserci anche domani. A Prato stiamo cercando di verticalizzare l'azienda e garantire un'autonomia produttiva. Questo significa automaticamente fare investimenti».   E a che punto siete del processo di verticalizzazione?  «Abbiamo una filatura, una tessitura, un centro rammendo interno e abbiamo intenzione di ricreare un'intera filiera. Da parte dei clienti è tornato un interesse per i prodotti pratesi ma paradossalmente non si riesce più a garantire la produzione che gli ordini richiedono. Le aziende artigiane chiudono continuamente e non ne riaprono, non c'è ricambio generazionale e quindi un imprenditore deve mettersi al sicuro creandosi anche una struttura produttiva. Tra l'altro i clienti adesso chiedono sempre più spesso com'è strutturata l'azienda. Se fanno ordini ingenti vogliono sentirsi tutelati. Fare l'impannatore e basta non serve più».  Avete intenzione di sfruttare Mabro anche per creare un linea di abbigliamento di Marcolana?  «No. Marcolana sarà un fornitore, come altri, di Mabro. Ci sarà collaborazione ma il marchio rimarrà quello di Mabro».  Per Prato prevedete di crescere anche dal punto di vista del numero dei dipendenti?  «Quando il piano di ristrutturazione sarà completato certamente sì. Avremo bisogno di altro personale. E' prematuro ma stiamo lavorando a molti progetti interessanti. Prato ha ancora un ruolo nel tessile ma il distretto può andare avanti solo se rivisto e corretto».

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