Sicurezza
Caso Sasch, si va verso l'accordo
Cenni pagherà i 1.000 euro ai lavoratori prima del concordato
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PRATO. Un pomeriggio di trattative serrate quello di ieri per il caso Sasch che ha portato, questa volta, veramente a un passo dall'accordo. Adesso è necessaria un'ultima verifica da parte dei sindacati con i loro avvocati su una questione legale legata alla liberatoria e poi si potrà parlare di via libera anche se l'ultima parola spetterà ai lavoratori che dovranno approvare quanto concordato dai sindacati nell'assemblea fissata per domani.
Ma riepiloghiamo la giornata.
Dopo l'incontro in Regione della mattina, dove già sindacati e rappresentanti della proprietà sono arrivati con un'intesa di massima, si è reso necessario un nuovo incontro per dirimere gli ultimi nodi. La trattativa è andata avanti fino alle 22 e, per sbloccare una situazione, che sembrava non andare avanti è servito l'intervento del sindaco-imprenditore Roberto Cenni che (intorno alle 20,30) si è seduto davanti ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil.
Il primo nodo aperto riguardava le garanzie personali sul pagamento dell'anticipo di 1.000 euro sugli stipendi richieste dal sindacato alla proprietà. Cgil, Cisl e Uil infatti ipotizzavano il caso che il commissario o il liquidatore di Sasch, una volta avviate le procedure di liquidazione e concordato, non tenesse conto dell'impegno preso dai precedenti proprietari. Il secondo nodo invece era legato alla richiesta di togliere dalla liberatoria (che i lavoratori saranno chiamati a firmare in concomitanza del contratto d'affitto tra newco e vecchie società) la responsabilità solidale di Sasch-via Monteverdi delle competenze salariali ancora non pagate (di fatto una mensilità e una parte della tredicesima).
Il sindaco Cenni ha sgombrato il tavolo dalle perplessità impegnandosi a pagare con Sasch spa i 1.000 euro a lavoratore prima della presentazione del concordato eliminando quindi i rischi possibili di un mancato pagamento. Sul secondo punto è invece rimasta una perplessità: secondo Cenni se le nuove società avranno oneri che arrivano dalle vecchie gli investitori (che evidentemente ci sono e aspettano che l'iter vada avanti) non sposerebbero il progetto. Inoltre nel caso di fallimento di Sasch l'affitto verrebbe revocato e la stessa fine toccherebbe anche a Monteverdi. Caso per cui, sempre secondo Roberto Cenni, comunque, i lavoratori non sarebbero garantiti più di quanto lo sono attualmente.
Anzi, sulla loro testa ci sarebbe un macigno che ipoteca il proseguo del progetto e che prevede come fatto sostanziale l'ingresso di nuovi soci. I sindacati si sono riservati di verificare se il contratto d'affitto - in caso di fallimento - si rescinde automaticamente. Se così fosse, l'accordo per loro è perfezionato. E la palla passerebbe ai dipendenti che in assemblea dovranno esprimersi sull'accordo che i loro rappresentanti sindacali presenteranno. In caso di voto negativo la strada sarebbe segnata: il piano si interrompe e Sasch andrebbe a fallimento trascinandosi dietro le altre aziende.
Ma riepiloghiamo la giornata.
Dopo l'incontro in Regione della mattina, dove già sindacati e rappresentanti della proprietà sono arrivati con un'intesa di massima, si è reso necessario un nuovo incontro per dirimere gli ultimi nodi. La trattativa è andata avanti fino alle 22 e, per sbloccare una situazione, che sembrava non andare avanti è servito l'intervento del sindaco-imprenditore Roberto Cenni che (intorno alle 20,30) si è seduto davanti ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil.
Il primo nodo aperto riguardava le garanzie personali sul pagamento dell'anticipo di 1.000 euro sugli stipendi richieste dal sindacato alla proprietà. Cgil, Cisl e Uil infatti ipotizzavano il caso che il commissario o il liquidatore di Sasch, una volta avviate le procedure di liquidazione e concordato, non tenesse conto dell'impegno preso dai precedenti proprietari. Il secondo nodo invece era legato alla richiesta di togliere dalla liberatoria (che i lavoratori saranno chiamati a firmare in concomitanza del contratto d'affitto tra newco e vecchie società) la responsabilità solidale di Sasch-via Monteverdi delle competenze salariali ancora non pagate (di fatto una mensilità e una parte della tredicesima).
Il sindaco Cenni ha sgombrato il tavolo dalle perplessità impegnandosi a pagare con Sasch spa i 1.000 euro a lavoratore prima della presentazione del concordato eliminando quindi i rischi possibili di un mancato pagamento. Sul secondo punto è invece rimasta una perplessità: secondo Cenni se le nuove società avranno oneri che arrivano dalle vecchie gli investitori (che evidentemente ci sono e aspettano che l'iter vada avanti) non sposerebbero il progetto. Inoltre nel caso di fallimento di Sasch l'affitto verrebbe revocato e la stessa fine toccherebbe anche a Monteverdi. Caso per cui, sempre secondo Roberto Cenni, comunque, i lavoratori non sarebbero garantiti più di quanto lo sono attualmente.
Anzi, sulla loro testa ci sarebbe un macigno che ipoteca il proseguo del progetto e che prevede come fatto sostanziale l'ingresso di nuovi soci. I sindacati si sono riservati di verificare se il contratto d'affitto - in caso di fallimento - si rescinde automaticamente. Se così fosse, l'accordo per loro è perfezionato. E la palla passerebbe ai dipendenti che in assemblea dovranno esprimersi sull'accordo che i loro rappresentanti sindacali presenteranno. In caso di voto negativo la strada sarebbe segnata: il piano si interrompe e Sasch andrebbe a fallimento trascinandosi dietro le altre aziende.
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