Il Tirreno

Prato

Gli edili tifano per il Piano casa

Barbara Burzi
Stefano Crestini dirigente della Confartigianato
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Stefano Crestini dirigente della Confartigianato

«Solo così si risolleva il settore. Noi pronti, tocca alla politica»

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PRATO. Per la ripresa del settore costruzioni gli artigiani auspicano l'attuazione del "Piano casa" e il decollo della green economy, considerati due volani per l'economia e lo sviluppo di un settore che rischia la paralisi. «Noi siamo pronti, ora tocca alla politica».  Questo il commento di Stefano Crestini, edile e dirigente Confartiginato, sulla questione Piano casa. «A beneficiarne per prime sarebbero proprio le piccole imprese del tessuto economico locale - dice Crestini - in quanto mi risulta che siano tante le famiglie interessate a effettuare piccoli interventi di ristrutturazione e ampliamento della propria abitazione, lavori di alta precisione per cui ci si rivolge quasi sempre al piccolo artigiano specializzato».  Dai dati emersi dal rapporto 2010 di Anaepa Confartiginato (l'Associazione dei costruttori associati alla Confederazione), sono circa quattro milioni e 400mila le famiglie italiane potenzialmente interessate all'utilizzo del Piano casa: tra il 1998 e il 2010 le richieste di incentivi da parte delle famiglie per le ristrutturazioni in edilizia hanno superato quota 4 milioni, un boom di domande confermato anche nei primi sette mesi del 2010 con 282.561 richieste. Se è vero che un forte impulso al settore edile arriva dagli incentivi alle ristrutturazioni, secondo quanto rilevato dal rapporto, l'attuazione del piano e, più in generale, le politiche di incentivazione della spesa privata sul mercato edilizio «possono dare una sferzata positiva al settore». Specie in Italia, dove la spesa pubblica per lo sviluppo abitativo arriva appena allo 0,1% del Pil, inferiore a quella di gran parte degli Stati europei.  Una cosa è certa: «Al di là delle finalità del piano, condivisibili da chiunque - afferma Michele Vuolato, a lungo responsabile di categoria - a questo punto si vuole che il soggetto pubblico si esprima solo a fronte di una programmazione attuabile in modo concreto, altrimenti si rischia di alimentare false aspettative tra gli artigiani in un momento molto delicato per l'edilizia».  Il rapporto di Confartigianato ha analizzato anche lo stato di salute delle 906.016 imprese di costruzioni attive in Italia, di cui 587.272 artigiane: quest'ultime nel 2010 prevedono una caduta del 2,5% degli investimenti, dopo la flessione del 7,9% registrata nel 2009. «L'attuazione del Piano casa - aggiunge Vuolato - dà la possibilità di realizzare tanti piccoli interventi, diffusi, per la parziale modifica di immobili che, specie nell'ambito della green economy, richiedono il coinvolgimento di piccole imprese molto esperte nel settore. Questo, tuttavia, deve passare ancora attraverso normative intrecciate e a volte contrastanti, tra i vari livelli di competenza amministrativa».

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