Il Tirreno

Prato

Accusato di molestie, ma era in carcere

P.N.
La pista ciclabile nel viale Galilei
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La pista ciclabile nel viale Galilei

Colpo di scena al processo per un'aggressione sulla pista ciclabile Americana riconosce in foto un sospetto, che però era detenuto: assolto

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 PRATO. Per quasi otto anni la testimonianza di una donna americana residente in città, che accusava un pratese di averla palpeggiata sulla pista ciclabile di viale Galilei, è stata ritenuta attendibile, ma il processo celebrato ieri davanti al Tribunale presieduto da Ettore Nicotra si è concluso con un colpo di scena: quel giorno l'imputato era in carcere e dunque non poteva essere stato lui a mettere le mani addosso alla statunitense. Per questo Michele Superbo, accusato di violenza sessuale, è stato assolto con tante scuse.  Rimarrà in carcere, perché è stato arrestato in agosto per un furto, ma almeno si è tolto questo peso.  A scoprire l'alibi di ferro del suo assistito è stato l'avvocato difensore Antonio Bertei. Gli è bastato fare un rapido controllo all'ufficio matricola della Dogaia per avere conferma che Superbo, il 28 gennaio del 2003, era rinchiuso in una cella della casa circondariale, e ovviamente ci è rimasto tutto il giorno.  La donna americana, che ora ha 45 anni, aveva invece creduto di riconoscerlo in una delle foto segnaletiche che le erano state mostrate dalla polizia subito dopo il fatto. Il pomeriggio di quel giorno stava passeggiando lungo la ciclabile quando fu avvicinata da uno sconosciuto che la palpeggiò prima che lei lo mettesse in fuga con le sue urla per attirare l'attenzione dei passanti.  Subito dopo, come si fa in questi casi, le furono mostrate le foto dei possibili autori del reato e lei indicò quella di Michele Superbo. Per amor del vero, la donna non lo individuò con assoluta certezza, ma alla Procura è sembrato un elemento sufficiente per mandare a processo l'imputato. Nessuno, fatta eccezione per l'avvocato difensore, in questi quasi otto anni si è preso la briga di andare a controllare dove fosse Superbo il giorno del presunto palpeggiamento, e così la vicenda si è trascinata stancamente fino al colpo di scena finale, con dispendio di carte, tempo ed energie della macchina della giustizia.

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