Il Tirreno

Prato

La vera sfida è rigenerare il macrolotto zero con spazi pubblici e atelier

La vera sfida è rigenerare il macrolotto zero con spazi pubblici e atelier

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 PRATO. Prato come sarà tra dieci anni? «Più bella e riconoscibile», e «ancora competitiva, anche se più complessa dal punto di vista sociale e culturale» e «con delle opportunità in più come qualità della vita e prospettive economiche». Suggestioni, ma non solo. Perchè è questa la Prato a venire secondo l'assessore all'urbanistica Gianni Cenni e i due coordinatori del Piano strutturale, Gianfranco Gorelli, urbanista, e Riccardo Pecorario, architetto (e dirigente dell'Ufficio urbanistica del Comune) che insieme firmeranno la "carta" urbanistica della città.  «Quello che occorre - dice Cenni - è riscoprire la città. I pratesi non l'hanno vissuta e guardata abbastanza in passato, troppo presi a correre tra la casa e lo stanzone. L'hanno sottovalutata. Forse oggi, per riappropriarsene, bisogna ricominciare dalle cose semplice: ripulendola ed eliminando tutte quelle aggiunte improprie che hanno contribuito a snaturarla». E allora il "disegno" è di una città più "lenta", con più tempo a disposizione per guardarla e che da città-fabbrica piano piano si trasforma in città atelier. COS'E' IL PIANO  Sviluppo economico e sostenibilità ambientale, nuovi spazi per stemperare i conflitti sociali. Di questo si parla. Con una premessa. «Il piano strutturale - precisa l'assessore Cenni - si compone di macrostrategie che hanno come cornice lo statuto del territorio e come obiettivo la valorizzazione delle invarianti ambientali e architettoniche, i punti di riferimento fondamentali. La concreta attuazione degli indirizzi avverrà in un momento successivo, con l'approvazione del nuovo regolamento urbanistico». Questo per dire «che i disegnini che abbiamo mostrato (rendering con le trasformazioni delle varie zone della città ndr) e che tante perplessità hanno suscitato, sono solo rappresentazioni suggestive, senza valore cogente. Quanto ai 45mila abitanti futuri su cui abbiamo fissato le nostre previsioni di espansione della città - prosegue Cenni - quel numero tiene conto del fatto che Prato è una realtà in controtendenza, che continua a crescere. E bisogna aver presente che oltre alla popolazione ufficiale c'è un'altra quota di persone che non figura, ma che pesa». IL MACROLOTTO ZERO  E' dalla multietnicità, dalla cosiddetta "invasione cinese", che il progetto del Piano strutturale dipana il filo. E non solo sotto l'aspetto sociale. «Se si riuscisse, oltre a garantire la convivenza civile, a fare incontrare i due distretti - dice Cenni - quello pratese e quello cinese, si aprirebbe un varco per la collaborazione economica. Una sinergia che, senza dubbio potrebbe favorire l'emersione della fasce illegali e alle quali il Comune dovrà, un'altra volta, dare riposte». Rigenerando il tessuto urbano esistente. E' questa la parola d'ordine, secondo Cenni, Gorelli e Pecorario, sul fronte del Macrolotto Zero. Rigenerazione e perequazione, ovvero i diritti edificatori spostati su un'area diversa da quella di proprietà o mantenuti sullo stesso sito per un edificio con funzioni diverse. UNA NUOVA MIXITE'  La premessa di Gorelli è sul tessuto produttivo di Prato: «Che ha perso pezzi ma è ancora a livello di eccellenza se si confrontano i numeri del distretto con tutto il resto dell'Europa». Il dimagrimento del produttivo ha una prima conseguenza pratica sul piano strutturale: «La necessità di meno quantità di spazi per il lavoro: non più capannoni ma laboratori, spazi per esposizioni, per approfondimenti, per la moda. Seguendo - dice Gorelli - quello che è il percorso fin qui tracciato: arte, design, moda, la valorizzazione del contemporaneo». Quindi nell'area diventata la Chinatown pratese, i volumi coperti diminuiranno della metà: da 510.000 mq a 263.000; verrà abbattuto circa l'80% delle aree industriali dismesse e una parte degli immobili inagibili, mentre ne saranno preservate il 18% «quelle che hanno un valore sotto il profilo dell'archeologia industriale». Più piazze, più spazi per nuove funzioni: «Qualità urbana e fattori produttivi mescolati, per una nuova mixitè - spiega Pecorario - ma con molte più funzioni anche pregiate».  La perequazione, soprattutto nel Macrolotto zero, nelle intezioni di Cenni, Gorelli e Pecorario, avverrà in sito: rigenerando, appunto, i volumi esistenti e cambiandone le funzioni. Ma soprattutto alzando il numero dei piani: «Edifici più alti ma non certo grattacieli, si parla di aumentare i piani portandoli dagli attuali due fino a tre o quattro». Un problema al processo di trasformazione, sarà rappresentato dalle proprietà frazionate, una delle caratteristiche del Macrolotto zero. «Problema antico - dice Cenni - sul quale stiamo lavorando». L'intenzione del Comune è di chiamare i proprietari di immobili a un tavolo comune attraverso un avviso pubblico. «E' un tentativo di responsabilizzare i privati che saranno chiamati a partecipare a un progetto comune - spiega Pecorario - La riorganizzazione dell'area, infatti, avrà un marcato coordinamento pubblico e non sarà a macchia di leopardo, come è successo finora». Il risultato: al posto della caotica Chinatown, densa, affogata e senza spazi pubblici e verdi, un'area ampia delimitata dalla tangenziale, dalla Declassata, fino a via Galcianese con nuove residenze in via San Paolo, un parco a corridoio di tre ettari tutto da realizzare dove oggi ci sono campi incolti, e tra via Galcianese e la Declassata, l'area produttiva di "nuova generazione": laboratori, artigianato, spazi per la moda, ma anche l'industria. Lì, infatti, c'è la "Rifinizione Santo Stefano". «E speriamo - commenta Gorelli - che ci resti a lungo». IL MACROLOTTO 2  Dal Macrolotto zero al Macrolotto 2, quello industriale per eccellenza, che nelle intezioni del Comune e dei coordinatori del Piano resterà quello che è: un polmone di spazi industriali attrezzati e costosi a disposizione delle aziende.  Perplesso Gorelli sulla possibilità di utilizzare gli spazi del Macrolotto 2 per la logistica: «Settore in crisi - spiega - che comporta un uso enorme di territorio, ma briciole in termini di occupazione». Tanto cemento, dunque, tanto traffico pesante e poco lavoro. Altrettanto perplessi sullo sviluppo commerciale: «Che ha quantitativi precisi e fissati da norme regionali». In ogni caso, molti sono stati i tentativi di "lanciare" il macrolotto 2. «La scorsa legislatura abbiano fatto una variante - spiega Pecorario - per consentire in quegli spazi il commercio all'ingrosso, gli insediamenti di concessionarie d'auto, addirittuta la vendita di prodotto agricoli». Ma la situazione non è cambiata molto.

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