Gioco
«Decisivo riattivare la distribuzione Solo così si riparte»
Ilenia Reali
4 MINUTI DI LETTURA
PRATO. «No, non sono in imbarazzo per la mia doppia veste. Sto dando il mio contributo di esperienza e punto a salvare posti di lavoro». E' chiaro il sindaco-imprenditore Roberto Cenni che, per la prima volta, parla delle difficoltà delle sue aziende. Quale valutazione dà degli incontri di oggi? «Le trattative si sono riaperte ed è stato individuato un percorso istituzionale di garanzia. Abbiamo sciolto tanti nodi». Ci spiega qual è la situazione attuale di Sasch spa? «Abbiamo creduto di poter fare ricorso alla legge 182 (la legge fallimentare per la ristrutturazione del debito ndr) poi la situazione è precipitata tra il 16 e il 23 novembre quando le banche hanno comunicato che non si sarebbe arrivati a un accordo. A quel punto sono state spazzate via tutte le soluzioni individuate che non prevedevano la ricaduta sul personale e il distretto delle attuali. Ci siamo riposizionati su soluzioni diverse (le newco). Unico modo per salvare una parte di occupazione, il marchio, l'avviamento». Entrando nel merito del concordato che sarà presentato, quali sono le percentuali previste per i creditori chirografari? «La situazione è in movimento. Negli ultimi mesi abbiamo perso il valore aggiunto dei negozi in franchising che hanno chiuso, di quelli di Sasch. E' diminuito il valore aziendale. Abbiamo perso mercati interi come la Russia. Sono diminuti i flussi di merce verso i negozi e il giro si è ridotto in poco tempo. Oggi siamo a un terzo delle potenzialità di Sasch». Subito dopo il passaggio per l'affitto di Sasch però dovrete presentare il concordato. Sarà questione di giorni visto che il tempo è un elemento fondamentale. Non si può neppure ipotizzare una percentuale di massima? «Si stanno rifacendo i conti ma è vero che il tempo è un fattore fondamentale. Le istanze di fallimento, quella di cui avete scritto e altre che verranno, vanno avanti e il concordato è l'unico modo per sospenderle». Come pensa che le newco possano essere una soluzione? Avete nuovi soci pronti a entrare? «Al momento in cui potremo riattivare i canali di distribuzione saremo in grado di recuperare almeno un terzo del giro e questo ci garantisce che è una soluzione. Le aziende possono essere interessanti per altri imprenditori. Per Sasch abbiamo avuto offerte che abbiamo rifiutato pensando di poter salvare noi il salvabile e comunque volevamo rimanesse in Toscana. Trt e Gommatex poliuretani sono trascinate in questa vicenda da Go Fin ma sono aziende che, fuori dal gruppo, andrebbero bene». Parliamo allora dei concordati di Trt e Poliuretani. Pensa che Jersey sia attrattiva per altri soci? «Per Trt e Poliuretani ci sono risorse per fare ottimi concordati. Jersey ha subìto il fatto che nell'ultimo anno sono stati tagliati tutti i fidi e quindi ha sofferto ma è un'azienda che fa 8 milioni di fatturato e può essere un'ottima opportunità per chi fa tessuto e vuole diversificare cominciando a fare jersey o per chi già lo fa e vuole ampliarsi». I dipendenti sono in ansia per lo stipendio in arretrato e per le liberatorie che prevedono anche che non ci sarà priorità per loro in caso di assunzioni nelle newco. «Ci sono aziende che hanno arretrati di mesi di stipendio, noi di fatto dobbiamo pagare solo novembre. Lo faremo compatibilmente con le situazioni di bilancio delle singole società. Il problema della priorità non esiste: si può sgomberare subito il campo perché se dovremmo assumere altre persone attingeremo da chi già conosce l'azienda». Per pagare gli stipendi a tutti potrebbe esserci un finanziamento dei soci? «I soci non possono intervenire nelle vecchie società e tutti gli sforzi che potevamo fare li abbiamo fatti». E' vero che le banche hanno chiesto liquidità per 30 milioni di euro ai soci e voi avete risposto con garanzie per 9 milioni di euro? «Questo risale a quando era ancora in campo il ricorso alla 182. Abbiamo risposto offrendo garanzie e una parte di liquidità. Quello che ci era possibile fare». In Regione lei ha avuto un ruolo importante di mediazione. Ha sciolto nodi. Perché non è intervenuto prima? E' in imbarazzo per il doppio ruolo di sindaco e azionista di Sasch? «Finché pensavo che si potesse ristrutturare il debito non era necessario. E poi non seguo l'azienda da un anno e mezzo: non conta conoscere i numeri ma è necessario sentire personalmente le sensazioni. In difficoltà? No, non lo sono. Ho messo a disposizione la mia esperienza e penso sia stato utile». Sceglierà tra fare il sindaco e l'imprenditore? «Continuare a fare il sindaco è una questione di rispetto di chi mi ha votato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
