Sicurezza
Sessantamila pratesi in ginocchio per la Madonna di Fatima
Ma.La.
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La Madonna di Fatima portata in processione 4 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Non ci resta che la Madonna, quella di Fatima. Può capitare d'incontrarla una sola volta nella vita: evento più unico che raro se questo avviene nella parrocchia sotto casa. Negli ultimi sei mesi un terzo di città si è inginocchiata davanti a lei in segno di preghiera per chiedere una grazia o invocarne la generosità. Un abbraccio forte e commosso per la Vergine del santuario portoghese e divenuta pellegrina per le strade di Prato, Vaiano, Vernio e Cantagallo, dove ha generato veri e propri bagni di folla con migliaia e migliaia di fedeli accorsi per posare un bacio o una carezza sulla sua fulgida figura. A Maliseti come a Narnali come a Galciana, il copione è statao sempre lo stesso: un'emozione così forte da spingere anche chi era di fretta e furia a fermarsi in parrocchia per venerare la Maria che apparve ai tre pastorelli nel 1917. Occhi lucenti della madonnina che hanno smosso le corde del sentimento pratese, tra sete di fede e risveglio di spiritualità in tempi in cui dilagano incertezza e precarietà della crisi. La devozione a Fatima ha fatto breccia nel cuore di ben 65mila pratesi, secondo le stime della Diocesi: dal 23 giugno scorso la statua ha fatto il giro della città in 78 parrocchie del territorio diocesano e varcando la soglia di monasteri, case di riposo, persino di fabbriche, ospedale, carcere e nei cimiteri della Misericordia e Chiesanuova. E domenica prossima 12 dicembre atto conclusivo di questa "Peregrinatio Mariae" (evento che suggella la fine della missione diocesana 2007-2010), con una solenne cerimonia in duomo (alle 15.30) e la benedizione del vescovo Gastone Simoni. Giunta a Prato sulle orme del pellegrinaggio diocesano a Fatima dal 19 al 22 giugno, la statua non tornerà in Portogallo: troverà casa nella chiesa di San Domenico giovedì 16 dicembre per la gioia dei tanti devoti pratesi al culto mariano. Del resto, che la risonanza dell'evento sarebbe stata grande in città lo si capì subito durante la processione del 23 giugno scorso che inaugurò la "Peregrinatio Mariae": al corteo per trasferire la statua della Vergine dal Duomo alla chiesa di Sant'Agostino presero parte 4mila fedeli. Non deve suonare strana, così tanta devozione. Il legame tra Prato e la Madonna, com'è noto, è legato alla celebrazione storica della Sacra Cintola ed è testimoniato dai cinque santuari in città dedicati alla Madonna. Ma c'è di più. «C'è una città - sottolinea monsignor Carlo Stancari, vicario per la pastorale diocesana e parroco di Santa Maria delle Carceri - che nutre un bisogno di protezione e lo ritrova nella Madonna, figura di madre che custodisce e dona la vita. La domanda religiosa oggi è più viva che mai in una realtà che sta vivendo profonde trasformazioni e assume i connotati di società sempre più multiculturale e multireligiosa. La crisi non è solo materiale: è un fenomeno antropologico prima che sociologico». La fotografia di una Prato che s'inginocchia al cospetto di Maria e si rifugia nella preghiera ha anche un risvolto culturale. «Rivisitare il ruolo di Maria - fa notare monsignor Stancari - significa anche riappropriarsi delle radici della fede, nella consapevolezza che senza radici non può esserci futuro. In città questo sentimento è forte». Per molti pratesi digiuni di fede la terza "Peregrinatio Mariae" (la prima nel 1949 e la seconda nel 1999 in vista del Giubileo, tutte sentite e partecipate a Prato) è stata l'occasione per riavvicinarsi alla pratica cristiana. Maria Lardara IL VESCOVO «Una vera esperienza di fede» PRATO. Soddisfatto, il vescovo Gastone Simoni parla di «una vera esperienza di fede risvegliata e pregata» con il merito di «riavvicinare coloro che si sono allontanati per dolore o diffidenza nei confronti della Chiesa». Per il vescovo, «ci sono tante persone buone lontane dalla fede, ma non da Dio e in questi mesi qualcuno di loro si è affacciato grazie a Maria». Il cammino della statua si fermerà domenica 12 in duomo (ore 15.30), con un solenne pontificale celebrato da tre vescovi: monsignor Simoni sarà affiancato da monsignor Rino Passigato, nunzio apostolico in Portogallo e monsignor Luciano Giovannetti, vescovo di Fiesole. La statua poi verrà collocata in San Domenico (il 16 alle 18).
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