Gioco
Ottimo bilancio per la casa daste Farsetti
L'arte di qualità attira Vendute opere per 5 milioni
Riccardo Tempestini
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Lo scrittore a macchina di Rosai 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Crisi della Borsa e del mattone, nessun problema invece per l'investitore in arte, ma solo se di qualità. Alla luce degli ultime battute d'asta in tutto il mondo infatti rispetto ad un congiuntura generale regge invece molto bene il comparto Arte, soprattutto dipinti di autori moderni e contemporanei. «Ma solo se di grande qualità» precisa Franco Farsetti, patron con il fratello Frediano, dell'omonima casa d'aste di Prato, con oltre 400 sessioni all'attivo, iniziate nel lontano 1962. Nella scorsa settimana nella sede di viale della repubblica, si è svolta la consueta asta autunnale sul contemporaneo e moderno, con una percentuale di venduto di oltre il 70%, circa 5 milioni di euro, su oltre 700 lotti. Per la prima Casa d'asta italiana un ennesimo risultato positivo, consolidato da quasi 50 anni di serio lavoro, come conferma Franco Farsetti. «E' molto importante, se non essenziale, proporre arte di grande qualità, possibilmente opere "protagoniste" della storia del'arte, come ad esempio il Rosai del 1918, venduto nell'ultima sessione». E così arrivano le aggiudicazioni da record, con i quasi 170 mila euro sborsati dal compratore de "Lo scrittore a macchina", così come per un "piccolo" Burri del 1948 si è superato i 190 mila euro, ma anche per gli artisti stranieri ci sono state aggiudicazioni molto oltre la stima, come i 105 mila euro per un Lam del 1939. Sui motivi del trend positivo Farsetti è sempre stato convinto che una delle componenti più significative sia il coinvolgimento personale nella scelta da parte del compratore. «L'arte non è solo investimento come la Borsa, è anche e soprattutto cultura, eppoi ricordiamoci che la scelta di un pezzo unico da sempre qualcosa di più, ti gratifica non certo come un'obbligazione». A comprare quasi sempre sono privati o fondazioni, oramai clientela fedele da anni: «Prato è sempre una piazza di tutto rispetto, ma non è più come ai tempi d'oro del tessile» conclude Franco Farsetti.
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