Il Tirreno

Prato

Incrocio mortale: condannato Frasconi

A sinistra il luogo dove morirono due anziani accanto l’ingegner Lorenzo Frasconi
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A sinistra il luogo dove morirono due anziani accanto l’ingegner Lorenzo Frasconi

Nel 2005 due anziani persero la vita in via Manzoni

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 PRATO. Due pedoni morti nello stesso punto, a distanza di dieci mesi l'uno dall'altra, in via Manzoni a Iolo all'altezza dell'immissione della pista ciclabile. Amelia Bini, 68 anni, venne travolta e uccisa da un'auto il 21 gennaio 2005, stessa sorte toccò a Ugo Constatino, 81 anni, il 4 novembre dello stesso anno. Per queste due morti i conducenti delle auto hanno già patteggiato le condanne. Ieri il giudice Moneti del tribunale di Prato ha condannato l'ingegner Lorenzo Frasconi, responsabile dell'uffico tecnico del Comune, ed imputato di omicidio colposo, ad otto mesi di reclusione per ciascuno dei due episodi non ritenendo che vi fosse la continuità. La pena è stata sospesa. L'ingegner Frasconi era difeso dall'avvocato Antonio Bertei.  Che via Manzoni fosse una strada ad altissimo rischio a Iolo lo hanno sempre saputo. La gente chiedeva che venissero collocati autovelox o comunque rallentatori della velocità per costringere le auto a mettere il piede sul freno. A far esplodere il caso sono state però le due tragedie che si sono verificate nel 2005. Due anziani, in tempi diversi, sono stati investiti e uccisi da automobilisti che non hanno avuto il tempo di frenare e se li sono trovati davanti all'improvviso. Una perizia del tribunale mise in luce l'alta pericolosità dell'intersezione tra la pista ciclabile "Alfredo Binda" che dalle Cascine di Tavola porta a Casale e la strada. Mancava un attraversamento stradale protetto, non c'era un'adeguata segnaletica orizzontale e verticale e chi decideva di passare da una parte all'altra lo faceva a proprio rischio e pericolo. Rischio che naturalmente cresceva quando si faceva buioa visto che l'illuminazione era scarsa. Ma l'accusa principale mossa nei confronti dell'ingegner Frasconi, progettista della strada e direttore dei lavori della pista ciclabile, riguarda la mancanza di un impianto semaforico a chiamata.  Per lungo tempo al termine della pista ciclabile "Alfredo Binda", da entrambi i lati, furono collocati dei cartelli e delle sbarre. In seguito vi venne realizzato un sottopasso per consentire l'attraversamento in sicurezza. Ma per giungere a questa soluzione, è doloroso dirlo, ci sono voluti due morti. G.C.

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