Finanza
I terzisti devono cambiare
Barbara Burzi
Giusti: «Ma bisogna puntare su quello che sappiamo fare meglio»
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PRATO. La ripresa economica del distretto passa anche dalla capacità di riconvertirsi «a condizione che le imprese puntino su quello che sanno fare meglio». Luca Giusti, presidente di Confartigianato, rilancia la tesi di Paolo Preti, professore di Organizzazione delle Pmi alla Bocconi. La tesi secondo cui gli imprenditori devono puntare su quello che è il loro modello di sviluppo originale senza imitare altre realtà troppo distanti dalle pecularietà della realtà pratese. «Le nostre caratteristiche sono le piccole e medie dimensioni delle imprese - sostiene Preti - la propensione all'imprenditorialità e al manifatturiero. Questo sappiamo e dobbiamo fare». Parlare di riconversione agli imprenditori in un momento in cui molti di loro si trovano a fronteggiare le difficoltà legate ai numeri proccupanti della crisi economica non è facile. Tuttavia, «ci sono realtà, come quelle contoterziste, per cui è indispensabile una trasformazione», sostiene Giusti. «Il terzista è quello che più di tutti ha bisogno di evolversi negli anni a venire - continua - e trovare una collocazione sul mercato che gli garantisca redditività altrimenti è destinato a scomparire. Finora ha rappresentato l'anello di congiunzione con l'imprenditore, ma non gli basterà più investire soltanto nei macchinari comportandosi come fosse un dipendente del proprio committente. Occorre che il settore contoterzi faccia un ulteriore passo in avanti e sviluppi la tipologia del servizio che va ad offrire caratterizzandosi anche, e soprattutto, per il prodotto». Un'evoluzione che rientra in una cornice più ampia all'interno della quale la natura merceologica del distretto pratese, prevalentemente tessile, ha ancora un futuro. «Il successo di un'impresa non dipende dalle dimensioni - aggiunge il presidente degli artigiani Giusti - piuttosto, sono convinto che ogni imprenditore debba insistere su quelle che sono le proprie attitudini facendo tesoro dei consigli di chi ha una visione più ampia del sistema, come può essere quella di un economista. A Prato ci sono tanti artigiani che sanno fare bene il loro mestiere: il mio consiglio, è quello di continuare a investire sul futuro, partendo da quello che sappiamo fare meglio, senza, tuttavia, cercare di ottimizzare il lavoro seguendo la logica del contenimento dei costi perché saremmo perdenti in partenza». In assenza di una ricetta anti-crisi, Giusti ribadisce: «E' nei momenti di maggiore difficoltà che si devono trovare nuove strategie per rilanciarsi verso nuovo sviluppo. Prato è entrata in crisi, ma non per questo dev'essere un distretto depresso».
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