Il dolore
I pagamenti si allontanano
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Lex tintoria Bernocchi e i lavoratori della Rivatex L'agonia di tre aziende tiene in ansia fornitori e lavoratori
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PRATO. Il concordato? Sembra la via più semplice ma, nella realtà, non sembra poi esserlo moltissimo. Basta voltare un po' lo sguardo. Il tribunale di Prato l'ha revocato alla Tintoria Bernocchi, alla Rivatex di Vaiano e alla Bartolini Sestilio. Ora tutti ci riprovano. Insieme alla Rosati spa che però ha incassato una vittoria: dopo il no al concordato era fallita e la Corte d'Appello ha revocato il fallimento. TINTORIA BERNOCCHI. Il tribunale di Prato ha revocato il fallimento alla tintoria a ottobre nonostante ci fosse già un commissario al lavoro, il commercialista Stefano Papi. Probabile ci fossero delle irregolarità che hanno portato il giudice a rivedere le cose. Il 24 novembre il liquidatore, Riccardo Bruni, ha deciso di presentare una nuova proposta «che prevede la messa a disposizione per i creditori dei proventi derivanti dalla liquidazione dell'intero patrimonio della società e una garanzia di pagamento integrativa con la quale un terzo assicuri in tutto o in parte il pagamento delle percentuali promesse ai creditori». BARTOLINI SESTILIO. In questo caso il concordato non è stato omologato. Un'azienda del Gruppo, creditrice della Bartolini Sestilio, aveva votato durante l'assemblea dei creditori. E quindi si è ripartiti da capo. Il 26 ottobre è stato presentato un nuovo concordato preventivo che prevede il pagamento del 100% ai creditori privilegiati e il 36% ai creditori chirografari. Il primo dicembre il tribunale di Prato ha emesso il decreto di ammissione e ha nominato commissario giudiziale la commercialista Elisabetta Meloni. RIVATEX. La Rivatex era stata ammessa a concordato a ottobre del 2009 e il 14 luglio il procedimento concorsuale non è andato a buon fine. Ora la Rivatex è fallita su istanza dei lavoratori. E qui nasce un problema. Dalla data in cui il concordato ha cessato di esistere fino alla data del fallimento i dipendenti, ora 41, hanno riscosso la cassa integrazione proprio sulla base di quel concordato. Venuto meno il concordato e quindi venuto meno anche il presupposto della cassa integrazione. Il rischio era quindi che il Ministero la revocasse. Cosa che è puntualmente avvenuta il 29 novembre. Un bel grattacapo perché il Ministero avrebbe potuto richiedere quanto dovuto ai lavoratori che ieri sono stati informati della situazione durante un'assemblea sindacale. «Abbiamo però verificato se la Regione - spiega Tina Oldani della Cgil - potesse coprire quel periodo, circa tre mesi, con la cassa integrazione in deroga». E ci sono ottime possibilità che ciò accada. ROSATI SPA. Qui la situazione è diversa. Il concordato non era stato approvato dal tribunale e ciò aveva portato al fallimento dell'azienda. Fallimento che la Corte d'appello ha ritenuto di revocare su richiesta della proprietà. «Il fallimento è stato revocato dalla Corte d'appello - conferma l'avvocato fiorentino Alberto Piperno - perché si è ritenuto ci fossero errori tecnici di valutazione. Ora quindi può andare avanti il concordato preventivo». I DIPENDENTI. Dipendenti e creditori quando i concordati vengono revocati sono i più colpiti. Spesso infatti gli ammortizzatori sociali vengono richiesti proprio sulla base dei procedimenti in atto e una revoca porta a rimettere tutto in discussione con, se le cose vanno bene, ritardi nei pagamenti. Per i creditori invece si accumulano ritardi nella riscossione di quanto dovuto. Il tribunale non revoca senza motivazioni: spesso si tratta di requisiti che non ci sono, ed emergono dall'analisi dei dati dei commissari. Probabilmente sarebbe necessaria un'attenzione maggiore da parte dei professionisti che aiutano le aziende a presentarli. I.R.
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