Il Tirreno

Prato

I sindacati ci ripensano: riunione il 10 con la Regione per trattare su tutti i lavoratori del gruppo

Contrordine, niente incontro con la Sasch

Ba.Bu.
I lavoratori Sasch durante il presidio
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I lavoratori Sasch durante il presidio

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 PRATO. I sindacati ci ripensano: contrariamente a quanto avevano annunciato ieri, non parteciparenno all'incontro fissato per stamani alle 9,30 nello stabilimento della Sasch. Un incontro richiesto dall'azienda e rivolto soltanto ai rappresentanti sindacali delle sigle fiorentine.  Le trattative sono state interrotte venerdì, da quando i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno abbandonato il tavolo del confronto alla risposta negativa della società sulla richiesta di pagare gli stipendi di novembre. Ieri un fax della società invitava nuovamente i sindacati a riprendere il discorso. «Un confronto a cui avrei partecipato volentieri - commenta Luigi Ceglia della Femca Cisl - perché ritengo che il compito di un sindacalista sia soprattutto quello di ascoltare. Tuttavia, dopo esserci consultati abbiamo ritenuto che non ci fossero le condizioni per un altro incontro prima di quello fissato in Regione per il 10». La situazione più grave riguarda Sasch spa, ragion per cui la dirigenza della società ha cercato di riaprire le trattative con le organizzazioni sindacali fiorentine tessili e coinvolgendo per la prima volta anche quelle del commercio (Filcams Cgil, Uiltucs Uil, Fisascat Cisl), a cui fa riferimento la maggior parte dei dipendenti, 190 dei quali in esubero. «Potevamo scegliere di partecipare - dice Piero Sarti di Filtea Cgil - ma è più logico affrontare la trattativa a livello regionale in quanto la vertenza non riguarda solo i lavoratori dell'area fiorentina. Si sarebbe dovuto discutere solo su Sasch, ma d'ora in avanti tutte le proposte avanzate dall'azienda dovranno riferirsi all'intero gruppo. Non è pensabile discutere della rete commerciale senza includere i lavoratori delle aziende pratesi». I sindacati hanno passato la palla alla Regione con l'obiettivo di ottenere qualcosa in più per i lavoratori. «Chiediamo - continua Sarti - che sia garantito a tutti lo stipendio di novembre. Il ruolo della Regione diventa decisivo se si pensa che solo pochi lavoratori saranno assorbiti dalle newco, mentre gli altri che resteranno nella vecchia proprietà avranno bisogno di politiche per mettere in campo tutte le misure possibili, dalla formazione, alle risorse per la cassa integrazione».

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