La manifestazione
Lo spettro del fallimento
Ilenia Reali
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Lavoratori davanti alla Sasch Ecco i possibili scenari per il futuro del Gruppo Sasch
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PRATO. Il Gruppo Sasch era su un precipizio. La terra sotto è franata quando gli istituti di credito hanno ritenuto di non dare il via libera alla ristrutturazione del debito (circa 170 milioni di euro). Adesso il Gruppo si tiene, con una mano, stretto a un rametto rimasto attaccato alla roccia. Il ramo è gracile e si può spezzare da un momento all'altro. Il Gruppo è già ferito. Se qualcuno gli tenderà la mano i postumi saranno comunque lunghi: concordato preventivo per tutte le aziende, perdita di posti di lavoro, perdita di una bella fetta di crediti da parte dell'indotto. Se nessuno tende quella mano, precipita: fallimento a catena per tutte le società. Le prossime settimane saranno decisive. A far prendere una direzione o l'altra sono diversi fattori ma il principale, intorno a cui c'è un confronto serrato, è il perfezionamento dei contratti d'affitto dalle vecchie società alle newco che i vecchi azionisti hanno costituito. E c'è il fattore tempo. IL PIANO DELL'AZIENDA I professionisti e gli azionisti del Gruppo Sasch hanno elaborato un piano che prevede la nascita di nuove società che prendono in affitto le vecchie. Passano dalle une alle altre il marchio, le collezioni, la locazione degli stabilimenti e una parte dei dipendenti. Rimangono nelle vecchie società i debiti con gli istituti di credito, i fornitori, i terzisti, le banche. In base al piano, mentre le nuove società continueranno a lavorare, le vecchie andranno a concordato. Questo significa che ai creditori sarà pagata una percentuale delle fatture non riscosse proposta alla presentazione del concordato e ricavabile dalla vendita della parte attiva. Per i lavoratori (detti creditori privilegiati) è previsto il pagamento del 100% di quanto devono avere. Subito dopo vengono le banche che riscuotono quanto dovuto dal ricavato dei beni su cui hanno le ipoteche. L'INTOPPO Il nodo del piano è il passaggio dei dipendenti. Il contratto d'affitto prevede infatti che questi passino da una società all'altra in blocco con i loro crediti e i loro debiti e con i livelli salariali attuali. Il piano del Gruppo Sasch non prevede però l'assorbimento di tutti e quindi gli azionisti chiedono ai lavoratori di firmare loro un verbale di conciliazione con i sindacati come garanti: su questo documento si chiede la rinuncia al passaggio dalla vecchia alla nuova società, si accetta di rinunciare in caso di riassunzione nelle newco ai livelli salariali attuali e alla richiesta di quanto dovuto alle nuove società (il contratto d'affitto vincola in solido le due aziende al pagamento dei debiti nei confronti dei lavoratori), la rinuncia ad avere la precedenza in caso di nuove assunzioni nella newco. Su questa liberatoria verte la discussione dei sindacati. IL FATTORE TEMPO I sindacati hanno un mese per decidere. Poi in caso di mancato accordo l'azienda può decidere di andare avanti nel contratto d'affitto. Ma con il passaggio di tutti i dipendenti con i relativi debiti. Tradotto, significa che le newco partirebbero gravate di costi e debiti. E anche in caso di licenziamento successivo dei dipendenti che non servono non si potrebbe eludere il pagamento di quanto dovuto. In sintesi gli azionisti dovrebbero mettere soldi di tasca propria per gestire le nuove aziende. Altro problema: il tempo per arrivare alla scadenza del termine delle trattative non ci sarebbe. E non solo. Il contratto d'affitto deve essere perfezionato, almeno per Sasch spa, prima della presentazione del concordato, altrimenti non ci sono le attività sufficienti per presentarlo: questo indice si raggiunge solo presentando un concordato dove già tra le attività c'è il pagamento dell'affitto. Un circolo vizioso, insomma. Per presentare il concordato, Sasch-via Monteverdi deve avere già preso in affitto la vecchia azienda. Ma per prenderla in affitto deve avere prima il sì dei lavoratori. E il parere dei dipendenti può condizionare i tempi. LO SPETTRO Alla finestra c'è lo spettro delle istanze di fallimento. Queste, o vengono ritirate, oppure vengono sospese solo al momento della presentazione del concordato. Il concordato, ripetiamo, non può essere presentato - nel caso specifico - senza contratto d'affitto. Ed ecco che questa scaletta obbligata apre una corsa tra il perfezionamento della procedura concorsuale e il tempo necessario alla conclusione dell'iter per le istanze di fallimento. Il tribunale di Prato per un'istanza presentata, come nel caso di Sasch, il 23 novembre, arriva all'udienza dopo circa un mese, un mese e mezzo. In più sembra che in Sasch spa non ci siano più risorse per far fronte alle spese quotidiane: riallestimento dei negozi in primis. SASCH E NON SOLO. La situazione più grave è come si comprende quella di Sasch spa ma i guai si allargherebbero a macchia d'olio. Se arrivasse il fallimento per Sasch, le ultime interpretazioni della legge fallimentare sono orientate per portare alla stessa sorte tutte le aziende del Gruppo (Go Fin, la capofila è il collettore) in cui c'è stato passaggio di risorse negli ultimi due anni. Quindi se fallisce Sasch, il rischio è che anche le società meno indebitate - si parla di Gommatex Poliuretani e Trt - vadano a ruota. Va specificato che anche se il Gruppo riuscisse a presentare il concordato, l'ultima parola per dare il via libera sarà dell'assemblea dei creditori che dovranno accettare o meno la percentuale proposta. A far la parte del leone saranno in questo caso le banche, che da sole hanno la maggioranza dei debiti, e che decideranno sulla base di alcuni parametri: quanto incasseranno col concordato, quanto incasserebbero col fallimento. OGGI Le trattative tra azienda e sindacato sono interrotte e una ripresa sarà possibile con ogni probabilità non prima dell'incontro fissato in Regione per il 10 dicembre. I sindacati chiedono maggiore trasparenza nei rapporti e mal digeriscono una ricetta per il "salvataggio" già cucinata. L'obiettivo è probabilmente ottenere qualcosa in più per i lavoratori. Cosa possibile visti i conti (almeno quelli riferiti nei vari incontri) solo se i soci saranno disposti a tirare fuori risorse personali. Ad oggi l'offerta è stata di 500 euro dello stipendio di novembre (che già è stato detto non sarà pagato) in cambio della firma della liberatoria. Per i sindacati è un'offesa.
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