Il Tirreno

Prato

Aperture domenicali, negozianti perplessi

Paolo Tiberio
Shopping in un negozio
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Shopping in un negozio

«Più svantaggi che vantaggi, serve altro per rilanciare il centro»

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 PRATO. Pareri divisi e talvolta contrastanti tra i commercianti sulla proposta dell'assessore alle attività produttive Roberto Caverni che ipotizza un passaggio da 19 aperture domenicali a 52 (in pratica tutte le domeniche dell'anno).  Una verifica sul campo, in un sabato pomeriggio di shopping, mostra che molti negozianti del centro storico hanno non poche perplessità.  Molteplici gli interrogativi degli esercizi a "conduzione familiare" preoccupati per l'aumento dei costi che tenere aperto il negozio di domenica comporta, a cominciare dal costo del personale. «Promuovere le aperture domenicali tutto l'anno ci comporta spese troppo elevate da poter sostenere - spiega Rosanna Mancini, responsabile di "Corsi" - quando poi i clienti sono sempre i pratesi, oltretutto alle prese con la crisi».  Anche Elisabetta Romagnoli, titolare di "Mauro Romagnoli" denuncia l'inutilità della proposta, affermando che comporta «più vantaggi che svantaggi».  Interrogativi anche dai negozi in franchising, che sulla carta dovrebbero invece essere meno penalizzati rispetto ai piccoli negozi di famiglia. Le voci che arrivano da "Iana" e da "Gardenia" concordano sul fatto che le 52 aperture domenicali "routinizzerebbero" lo shopping domenicale, con conseguente perdita di interesse per i clienti. Ma soprattutto ci sarebbe la difficoltà nell'organizzazione di turni lavorativi decenti.  Una voce fuori dal coro è quella di Alfredo Massai (Acqua & limone) che vede nell'apertura domenicale totale, un valido strumento «per rilanciare l'immagine del centro storico, per attirare nuovi investimenti e per risolvere la questione dei numerosi fondi sfitti della zona».  Che sia questo il modo di rilanciare il centro viene invece messo in dubbio da Claudio Piumi, titolare dell'omonimo negozio di scarpe: «Lavorare tutte le domeniche dell'anno è un grosso sacrificio per me e per il personale; certo può portare a vendere qualcosa in più, ma per il rilancio di questa zona occorre promuovere iniziative che vanno ben al di là del semplice ampliamento delle domeniche lavorative».

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