Il Tirreno

Prato

I sindacati rompono le trattative

L’azienda Sasch
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L’azienda Sasch

«Pochi soldi per gli stipendi e volevano anche le liberatorie»

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PRATO. Quattro ore di confronto teso e serrato e poi la rottura delle trattative. I rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil ieri, durante l'incontro di Sasch, si sono alzati e hanno abbandonato il tavolo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo ore di ricriminazioni, è stata la risposta della società sulla richiesta di pagare anche ai dipendenti di Sasch e Gommatex spa gli stipendi. I sindacati aveva richiesto, dopo la notizia del pagamento degli stipendi in Poliuretani e Trt che fosse riservato a tutti lo stesso trattamento. «O almeno una cifra sufficiente a campare», spiega Chiara Malinconi segretaria della Femca Cisl. A questa richiesta l'avvocato giuslavorista Gianluca Pinto ha più volte eccepito il fatto che nelle società non c'erano soldi sufficienti e che era impossibile far passare denaro, in questa fase, da una società all'altra. «Noi abbiamo chiesto - aggiunge Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem Cgil - che nulla proibiva ai soci però di mettere soldi loro per garantire gli stipendi».  Pinto ha preso una pausa e al ritorno ha presentato la proposta della proprietà: 500 euro ma a condizione che i sindacati firmassero l'accordo e i lavoratori la liberatoria per il passaggio da una società all'altra. I sindacati l'hanno interpretato come un ricatto perché «gli stipendi sono un diritto e non possono essere merce di scambio». Si sono alzati e hanno incontrato i lavoratori di Sasch in assemblea dove hanno spiegato la situazione. La reazione degli oltre settanta dipendenti è stata di rabbia nei confronti di quell'offerta.  Questo è stato l'epilogo della trattativa. «Una proposta non accettabile», per Angelo Colombo della Uilta Uil. «Ed io, e parlo solo per la Uil, sono disponibile a riaprire se daranno i 500 euro senza condizioni».  Già prima il clima era teso. Con i sindacati che hanno rimarcato di non poter avere fiducia nella controparte che più volte li ha delegittimati. A cominciare dal fatto che era stato detto che non sarebbero stati pagati gli stipendi a nessuno, salvo poi il giorno dopo comunicare ai lavoratori di Trt e Poliuretani che per loro gli stipendi ci sarebbero stati.  In mezzo anche problemi legati all'iter delle procedure (non si possono firmare accordi prima che siano decorsi i termini per la costituzione di tutte le sigle sindacali) e alla notizia emersa solo oggi che il personale dei negozi deve avere ancora la quattordicesima. In ultimo, la gestione dei licenziamenti. «Non hanno ritirato le lettere di licenziamento come garantito - spiega Annarosa Stefani, Filctem Cgil - e per alcuni non sarà possibile usufruire della cassa integrazione in deroga».  Ora la situazione si fa ancora più complessa. «A questo punto - evidenzia Brezzo - visto che gli accordi presi non vengono rispettati e che dalle verifiche emerge che il rapporto non è trasparente possiamo riprendere la discussione solo se viene cambiato atteggiamento».  Intanto per il 10 la Regione ha convocato le parti, su richiesta di Cgil e Cisl, dall'assessore Simoncini. Richiesta che non porta la firma di Uil. «Noi non ne sentivamo l'esigenza. Preferivamo continuare la trattativa a un tavolo locale», spiega così la distinzione di Uil, Angelo Colombo.

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