Finanza
Grantessuto, fallimenti in serie
Paolo Nencioni
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I telai della Grantessuto quando era in attivitàIl crac del consorzio si porta dietro altre sette aziende
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PRATO. Il fallimento della Grantessuto, società consortile già presieduta da Stefano Acerbi, ex responsabile nazionale dei tessili di Confartigianato, se ne è portati dietro altri sette, come la palla di neve che tira giù la valanga. In questi giorni il giudice delegato Legnaioli ha dichiarato il fallimento di Grantessuto Trend, Zefiro srl, Asa snc di Stefano Acerbi e Luca Biancalani, oltre alle ditte individuali di Gianluca Nibbi e Luca Biancalani, riunendo la procedura ad altri due fallimenti già dichiarati, quelli della Tessitura Santini e Nuti snc e della Texas di Acerbi. Tutte le aziende avevano sede in via Campostino di Mezzana 13/17 e per il giudice si trattava in realtà di una sola società di fatto e non di tante piccole, nemmeno se riunite in consorzio. Sarà dunque un solo curatore fallimentare, Evaristo Ricci, a occuparsi di tutelare gli interessi dei non pochi creditori. Il giudice ha già fissato l'udienza per la verifica dei crediti al 17 febbraio. Per quella data, i creditori che si erano già insinuati nei fallimenti della Tessitura Santini e Nuti, della Grantessuto e della Texas dovranno ripresentare l'istanza. Sono stati gli stessi dipendenti, tramite Cgil e Cisl, a presentare l'istanza di fallimento per le aziende. «Il giudice ha riconosciuto quello che noi sospettavamo da tempo - spiega un rappresentante sindacale - e cioè che quelle del gruppo Acerbi non erano tante piccole aziende ma una sola: agivano come una sola realtà produttiva». Dal punto di vista degli effetti concreti della procedura fallimentare non cambia molto. Aumentano i beni aggredibili, certo, ma presumibilmente aumenterà anche lo stato passivo. Per la sola Grantessuto si parlava di oltre un milione di euro ed è facile che per l'intero gruppo si supereranno i due milioni. I dipendenti (erano oltre 40 negli ultimi tempi prima che la crisi precipitasse) devono riscuotere dai tre ai cinque mesi di stipendio, oltre al trattamento di fine rapporto. Finora hanno usufruito della disoccupazione ordinaria e stanno alla finestra in attesa degli sviluppi del procedimento fallimentare. Se fin da subito le aziende del gruppo fossero state considerate come una sola realtà, in teoria ci sarebbe stata la possibilità di accedere alla cassa integrazione. Trattandosi invece di società con meno di 15 dipendenti, non è stato possibile attivare l'ammortizzatore sociale. La sentenza del giudice Legnaioli, comunque, viene considerata innovativa perché riconosce che esisteva una sola società di fatto e così viene garantito lo stesso trattamento a tutti i creditori, in primo luogo i dipendenti, che altrimenti rischiavano di avere trattamenti differenti. Oltre al fallimento delle aziende è stato dichiarato quello dei soci illimitatamente responsabili, tra cui Claudio Santini, Luigi Nuti, Stefano Acerbi, Luca Biancalani e Gianluca Nibbi.
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