Il dolore
Secondo la Procura venivano usati mangimi e medicinali scaduti, trovate cinque trappole e 240 storni morti
Galceti, l'ex paradiso degli animali
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Gilberto Tozzi insieme alla moglie Deanna. A destra il direttore del Centro di Galceti nutre un animaleSequestrato il Centro, accuse a Tozzi di maltrattamenti e caccia di frodo
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PRATO. Quello che da sempre è considerato il paradiso degli animali, da un giorno all'altro è diventato un girone infernale per scimmie, ungulati e volatili. Il Centro di scienze naturali di Galceti, secondo la Procura, era diventato un posto dove gli animali soffrivano, venivano curati male, un posto dove addirittura si praticava l'uccellagione e la caccia di frodo. Per questo il Centro è stato sequestrato. Il provvedimento di sequestro preventivo chiesto dal procuratore capo Piero Tony e dal sostituto Benedetta Foti è stato eseguito giovedì mattina dalla Polizia provinciale e dal Corpo forestale, i due enti che già lo scorso 22 giugno avevano fatto una lunga ispezione a Galceti sequestrando molti documenti e notificando al direttore Gilberto Tozzi l'accusa di esercizio abusivo della professione medica. Ora si apprende che insieme a Tozzi sono indagati la moglie Deanna, il figlio Saverio e una dipendente del Csn, Francesca Catani. L'elenco delle accuse è lungo. Oltre all'esercizio abusivo della professione medica si parla di maltrattamento e uccisione di animali, caccia in periodo di divieto e in zona di ripopolamento, con mezzi non consentiti (trappole), uccellagione, cattura di fauna selvatica protetta, detenzione illegale di armi e munizioni, deposito incontrollato di rifiuti. Per giustificare il sequestro gli inquirenti hanno spiegato che nell'infermeria del Centro sono state trovate numerose confezioni di medicinali per uso umano scadute da tempo, che gli animali venivano alimentati con mangimi scaduti o inadeguati alla loro natura (liquirizia, bibite gassate e alcoliche, merendine, tutto ritirato per due lire dai supermercati). Durante l'ispezione sono state trovate cinque trappole con cinque esemplari di storno. Due trappole avevano un meccanismo di attivazione collegato all'ufficio e alla casa di Gilberto Tozzi ed erano controllati da telecamere per scegliere il momento giusto. Nel congelatore del Centro, inoltre, sono stati trovati 240 esemplari di storno e qualche piccione ucciso con arma da fuoco. Gli storni avevano segni di schiacciamento manuale del cranio e verosimilmente venivano usati per nutrire gli altri animali. Nell'abitazione di Tozzi è stata sequestrata, come noto, una carabina calibro 22 e 113 munizioni. Cumuli di rifiuti sono stati trovati in diverse parti del parco, di qui l'accusa di deposito incontrollato di rifiuti. Nella sostanza, dunque, si dipinge il quadro di un Centro che avrebbe dovuto curare gli animali e invece li teneva a stecchetta o li nutriva male, per risparmiare sulle spese di gestione. Il fatto che il sequestro preventivo sia arrivato cinque mesi e mezzo dopo la prima perquisizione è una circostanza che lascia perplesso lo stesso avvocato difensore di Tozzi, Ivan Bechini. Perché i casi sono due: o il Centro di Galceti era davvero un girone infernale per gli animali, e allora doveva essere chiuso tempestivamente, e non dopo cinque mesi; oppure non è così e non doveva essere chiuso. «Sono accuse infamanti - commenta Bechini - Confidiamo di poterle confutare nelle sedi opportune. Dispiace che il sequestro colpisca anche attività che nulla hanno a che fare con le accuse, la protezione civile, il servizio antincendio, la didattica. Si poteva evitare». Un'istanza di dissequestro verrà presentata dalla Fondazione.
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