Toscana
IL RETROSCENA
Accertamenti patrimoniali sui beni personali degli indagati
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PRATO. Se si esclude, e si può ragionevolmente escludere, l'ipotesi che Gilberto Tozzi e i suoi collaboratori siano dei sadici che si divertono a torturare gli animali dopo essersene occupati per quasi mezzo secolo, il movente della lunga lista di presunti reati che vengono contestati al Centro di scienze naturali può avere una sola spiegazione logica, il denaro. E infatti dal riserbo degli inquirenti trapela una circostanza illuminante: sarebbero in corso accertamenti patrimoniali sui beni personali degli indagati per verificare se le loro proprietà e il loro stile di vita è adeguato agli introiti derivanti dal Centro. La tesi degli inquirenti, seppur non esplicitata, è molto semplice: ogni euro risparmiato nelle spese per l'alimentazione o la cura degli animali è un euro in più che resta nelle casse del Centro ed eventualmente, ma è tutto da provare, nelle tasche di chi lo gestisce. Sta di fatto che nell'elenco delle contestazioni al momento non si trova nulla che faccia pensare al denaro (il Centro è finanziato con soldi pubblici). Manca il movente, insomma, di un comportamento altrimenti inspiegabile. Non si contesta la truffa o l'appropriazione indebita. Si preferisce ipotizzare che i maltrattamenti agli animali siano avvenuti per una gestione non accorta del Centro di scienze naturali. Ma se manca la molla economica il caso diventa sostanzialmente inspiegabile, a meno di non voler pensare che Gilberto Tozzi abbia preso in giro tutti per decine di anni, facendosi passare per il paladino degli animali. P.N.
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