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Prato

I dipendenti di Cariprato approvano l'accordo

La sede di Cariprato
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La sede di Cariprato

Accettate le condizioni contrattuali della Popolare di Vicenza in vista della fusione

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 PRATO. L'assemblea dei dipendenti di CariPrato, che si è tenuta ieri mattina al Teatro Politeama, ha approvato con un'ampia maggioranza (oltre il 70%) l'ipotesi di accordo legata alla fusione per incorporazione con la Banca popolare di Vicenza. Oltre trecento i dipendenti che hanno preso parte all'assemblea. Anche la Fisac Cgil, pur con qualche mal di pancia, ha dato indicazione di votare sì.  L'accordo prevede di estendere ai dipendenti dell'ormai ex CariPrato il contratto integrativo vigente per il personale della Banca popolare di Vicenza. Inoltre per tre anni verrà mantenuto l'accordo sul part-time, che valeva per CariPrato e non per Bpv.  Le prossime assemblee sono in programma lunedì e martedì ad Arezzo e Lucca, anche se i numeri in quelle sedi sono più piccoli.  Quanto agli esuberi derivanti dalla sostanziale cancellazione della Direzione generale, 26 dipendenti hanno già lasciato CariPrato tra ottobre e novembre grazie agli incentivi concessi dalla banca. Altri 32, in base all'ipotesi di accordo, andranno in pensione nei prossimi tre anni con altri incentivi. Se il numero non dovesse essere raggiunto, l'esodo sarà obbligatorio in base ad alcuni criteri, tra cui la maggiore o minore vicinanza all'età della pensione. Altri dipendenti finora in forza alla Direzione generale verranno spostati nelle filiali.  La questione del "marchio" CariPrato non è stata ancora definita. Si attende il nulla osta della Banca d'Italia sulla possibilità di mantenere il nome associato a quello di Bpv. Una questione simbolica ma anche commerciale, perché il mantenimento del nome potrebbe servire anche a mantenere la clientela.  L'ipotesi di accordo non era stato invece siglato a Vicenza dalla Falcri. «E' vero - spiega il sindacalista Pietro Borella - siamo stati gli unici contrari, e questo a qualcuno non è andato giù visto che più volte si è invocata l'unità sindacale. Ma la ragione è semplice: non condividiamo un accordo che prevede la riduzione del costo del lavoro in termini di salario e la diminuzione delle tutele dei lavoratori».  Appare ormai invece del tutto superata la questione della cessione della quota di Cariprato in possesso alla Fondazione. Sulla scelta di rifiutare il cambio in azioni Bpvi al posto di contanti (una trentina di milioni di euro) non sembra ci siano più possibilità di ripensamento.

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