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Aumentano i poveri in 4.000 si rivolgono ai centri della Caritas
Barbara Burzi
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PRATO. Sono quasi quattromila le persone che nel 2009 si sono rivolte ai dieci centri d'ascolto della Caritas diocesana. Un esercito di nuovi poveri che non fa rumore, ma che combatte quotidianamente - nel silenzio e lontano dai riflettori dei media - per far fronte alla crisi. Il dato è emerso dal dossier Caritas 2010 presentato ieri dal direttore Idalia Venco e da Massimiliano Lotti, estensore del report, con il contributo del sociologo Michele del Campo che è anche membro del consiglio di amministrazione. La tendenza che si rileva dai numeri relativi al 2009 lascia presumere, per quest'anno, un aumento dell'affluenza di contatti: nei primi nove mesi sono già state incontrate 2.980 persone. Del resto quello della Caritas è un osservatorio privilegiato per intercettare nuove fasce di povertà in quanto nel proprio database confluiscono non solo le informazioni raccolte dai centri d'ascolto sparsi in tutto il territorio, ma anche quelle provenienti da altre realtà come l'ambulatorio Stp e la mensa dell'associazione "La Pira". «Il disagio economico che ancora non è stato risolto si ripercuote nella vita familiare e nelle relazioni sociali - commenta Idalia Venco - Il nostro tentativo di dare una risposta a questa emergenza è un welfare dal basso che vuole lavorare in rete con i servizi sociali. Quello che abbiamo fatto finora è anche merito del volontariato che ha dedicato più tempo ed energia all'ascolto delle persone». Complessivamente sono 3.975 le persone incontrate quest'anno, di cui il 48,52% (cioè 1.921 individui) costituito dai nuovi arrivi, cioè da persone che per la prima volta hanno chiesto aiuto alla Caritas. Tra queste si registra un aumento di italiani che rispetto al 2007 sono passati dal 15,03% al 20,78%, mentre gli stranieri di primo contatto sono diminuiti di quasi il 5%. Nonostante si sia innescata un'inversione di tendenza, gli italiani rappresentano il 25% contro il 75% di stranieri. Questo l'identikit dei "nuovi fragili" di oggi: «Persone cadute in disgrazia in seguito alla perdita del lavoro - spiega Lotti - e tante famiglie finora abituate a un certo tenore di vita ma che fanno fatica a rinunciarvi anche se la loro situazione si è modificata. C'è anche chi aveva acceso un mutuo o si era indebitato per altri progetti primadella crisi». A fronte di un'emergenza che si fa sempre più pressante, fra gli italiani si rileva un aumento di uomini. Un altro dato interessante riguarda il tasso di tornover degli accessi, intorno al 55%: per ogni due persone che arrivano ce n'è una che esce dalla rete dei servizi «a significare che oltre allo zoccolo duro c'è un 50% di persone che cambia ogni anno», commenta Del Campo. Dunque c'è una nuova fetta di società in difficoltà.«Questo report- aggiunge il consigliere sociologo - fa emergere una situazione territoriale che dimostra come a Prato ci siano alcuni luoghi della società che operano per riviatalizzare i legami forti di cui le persone hanno bisogno per affrontare la crisi. Questi numeri un tempo avrebbero fatto indignare, mentre oggi non fanno nemmeno più rumore solo perché i 4000 nuovi poveri che ogni giorno trovano la forza di rivolgersi alla Caratis non hanno una rappresentanza».
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