La manifestazione
Marigolli va giù duro col sindaco
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Il segretario Cgil Marigolli «Scelte che vanno contro ogni senso di giustizia»
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PRATO. Il segretario confederale della Cgil va giù duro sul caso Sasch e punta il dito sul sindaco-azionista Roberto Cenni. Manuele Marigolli accusa il primo cittadino di aver pensato «agli interessi della sua azienda e della famiglia scaricando le difficoltà sul distretto: sui suoi lavoratori e sui terzisti» facendo «scelte contestabili dal punto di vista morale in particolar modo per una persona che è stata eletta per fare il bene della collettività». «Siamo chiamati a portare avanti una trattativa - avvia il segretario della Cgil - per contenere al massimo il danno. Le modalità però le hanno scelte tutte i Cenni. ci hanno messo davanti alla scelta di costituire le newco quando in realtà ci potevano essere altre strade da percorrere». «Il comportamento del sindaco - continua Marigolli - è indifendibile. Gli imprenditori che hanno creato un debito enorme a danno dei lavoratori e di tante aziende terziste, oltre che con le banche, sono gli stessi imprenditori che ricostituiscono altre aziende per riaffittare il buono che c'è e decidendo anche il prezzo che devono pagare per averlo. Sono scelte che, secondo me, vanno contro il più elementare senso della giustizia. E mettiamoci anche che si ritroveranno con aziende immacolate, senza più responsabilità, che faranno concorrenza agli altri. Che diciamo agli altri? Fate anche voi così?». Marigolli è un fiume in piena. «Il sindaco ne esce indebolito. Uno perché c'erano altre scelte possibili: si poteva fare un percorso di maggiore trasparenza. Lavorando con più tempo e accorpando le aziende potevamo ricorrere a un'amministrazione controllata o a un risanamento. Si poteva tentare di onorare i debiti. Due perché un imprenditore risponde solo a se stesso e alla sua famiglia mentre un sindaco è chiamato anche a impegnarsi per gli interessi generali. Chi ha "da avere", come si dice a Prato, deve essere pagato. Il sindaco è un esempio e deve essere il primo a comportarsi in un determinato modo. E questo non è certo un buon esempio». Dovrebbe quindi secondo lei dimettersi? «Non posso certo essere io a chiederglielo. Le situazioni imbarazzanti per i due ruoli che ricopre, e per quello che sta succedendo, però adesso non mancheranno. Di questo ne sono certo». I.R.
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