Il Tirreno

Prato

Le valutazioni del procuratore antimafia

Suchan: «Mezzi insufficienti? Non dipende da noi Chiedete a chi fa le leggi»

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 Adesso la domanda è: quale altro canale troveranno gli esportatori di capitali per mettere al sicuro il frutto dell'evasione, dopo la chiusura di altri quattro money transfer? Probabilmente, purtroppo, altri money transfer compiacenti, magari in altre regioni. Uno degli investigatori dissente: dopo questi due colpi a distanza ravvicinata, i gestori degli sportelli ci penseranno bene prima di prestarsi al giochetto. Può darsi che abbia ragione, ma intanto va registrato il fatto che, come accaduto per la prima parte dell'inchiesta Cian Liu (3 miliardi e mezzo esportati, 100 milioni recuperati), anche in questa Operazione Muraglia sono stati bloccati 4 milioni sui 125 partiti. Dai numeri, sembra che il flusso di denaro da Prato e Firenze non abbia conosciuto soste nemmeno dopo quella che il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso definì la più grande operazione mai fatta in Italia su questo tema.  Intendiamoci, la Finanza e la Direzione distrettuale antimafia hanno fatto tutto il possibile, e forse anche di più, ma devono fare i conti con strumenti un po' spuntati (troppo facile aprire un money trasfer) e con dinamiche economiche che tutto travolgono.  «Strumenti insufficienti? - si chiede il sostituto procuratore Pietro Suchan - Se c'è, è un problema politico, chiedetelo a chi fa le leggi. Noi abbiamo il dovere di valutare le posizioni singole, le singole responsabilità penali. E lì ci dobbiamo fermare».  Va anche detto che il tesoretto esportato in Cina non è la classica esportazione di capitali degli anni Settanta tra Italia e Svizzera. Una grande fetta di questi soldi servono a pagare partite di tessuti destinati ai pronto moda cinesi di Prato. P.N.

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