Sicurezza
I confezionisti avevano cambiato canale dopo il blitz di giugno: 125 milioni spediti in 4 mesi
I soldi volano ancora in Cina
Paolo Nencioni
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Il controllo del 25 ottobre al money transfer di via Pistoiese Chiusi altri 4 money transfer, denunciati 19 orientali
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PRATO. Hanno continuato imperterriti, come se nulla fosse, a mandare soldi in Cina. Una valanga di contanti: 125 milioni di euro in quattro mesi, e quasi tutti sono arrivati a destinazione, salvo 3.800.000 euro intercettati dalla Finanza in soli due giorni di controlli, a fine ottobre, tra Prato e Sesto Fiorentino. E' l'attesa seconda fase dell'inchiesta Cian Liu (Fiume di denaro) coordinata dal sostituto Pietro Suchan della Direzione distrettuale antimafia. Stavolta l'hanno chiamata Operazione Muraglia. Ma nemmeno la Muraglia cinese riuscirebbe ad arrestare l'impressionante flusso di denaro che dalle piccole confezioni gestite da orientali a Prato e Firenze parte ogni giorno alla volta di Shanghai e Pechino con un sistema che ne impedisce il rintraccio. A fine giugno i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Firenze hanno sequestrato decine di sportelli money transfer in otto regioni italiane, arrestando 24 persone (7 italiani e 17 cinesi) con l'accusa di riciclaggio e sequestrando 73 aziende, 181 immobili, 300 conti correnti in 50 banche e 166 auto di lusso. Si calcolava che in quattro anni fossero volati in Cina tre miliardi e mezzo di euro e si pensava che il colpo inferto all'organizzazione criminale italo-cinese fosse stato letale. Ora invece si scopre che i confezionisti cinesi hanno continuato a esportare capitali cambiando semplicemente il canale. Fino a giugno la Money2Money della famiglia Cai (in società coi bolognesi Bolzonaro) ha detenuto il monopolio delle rimesse cinesi. Da luglio il "pacchetto" completo, almeno per quanto riguarda Prato e Firenze, è stato ereditato da quattro sportelli della Coinstar, un colosso mondiale che ha uffici in tutto il mondo ed è quotato anche al Nasdaq. I quattro uffici, due a Prato (via Pistoiese e via Toscana) e due a Sesto Fiorentino, sono stati controllati e chiusi lo scorso 25 ottobre dalla Finanza, che ha sequestrato 3.800.000 euro (i soldi in attesa di essere spediti in Cina e quelli portati durante le perquisizioni dagli emissari dei confezionisti, somme dai 20.000 ai 100.000 euro). Ma stavolta la "casa madre" non ha responsabilità dirette: la Finanza ha denunciato 6 gestori compiacenti degli sportelli e 13 "corrieri" (due sono imprenditori, gli altri nullafacenti, uomini di fiducia degli esportatori di capitale). A tutti viene contestato di aver fatto operazioni di riciclaggio perché si presume che il denaro sia frutto di evasione fiscale, contraffazione di marchi e altri reati. Gli importi venivano talvolta frazionati sotto la soglia di 2.000 euro consentita dalla legge ma molto più spesso la soglia veniva superata e soprattutto la spedizione veniva registrata a nome di persone inesistenti o ignare di tutto. Esattamente lo stesso sistema usato fino a giugno dalla catena Money2Money. Ma stavolta la Dda e la Finanza, anziché completare l'indagine col rischio di aspettare mesi e anni, vedendo sfilare sotto gli occhi il tesoro diretto in Cina, hanno deciso di intervenire tempestivamente chiudendo i money transfer. Evidentemente c'è stato un passaparola ferreo e fulmineo tra gli esportatori di capitali, che vedendosi chiusi i canali di Money2Money si sono concentrati sui quattro sportelli Coinstar di Prato e Sesto, da cui sono transitati 125 milioni in quattro mesi, e non sulle altre decine di sportelli presenti sul territorio. Nel corso di una conferenza stampa indetta a Firenze, la Finanza ha smentito che nel primo semestre del 2010 le rimesse da Prato e Firenze alla Cina siano drasticamente diminuite (sarebbe stato strano il contrario, visto che i primi money transfer sono stati sequestrati a giugno): rispetto al 2009 le rimesse da Prato sono passate da 157,5 milioni di euro a 159, mentre da Firenze sono passate da 37,5 milioni a 75,5.
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