Il dolore
Il contenuto delle lettere: «I tagli della Gelmini affossano la scuola»
Il Copernico scrive a Tremonti e al presidente Napolitano
Miriam Monteleone
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Assemblea al Copernico 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Il liceo Copernico punta in alto e fa arrivare la sua protesta direttamente ai vertici dello Stato. Dopo l'occupazione della scuola e una serie di flash mod e mobilitazioni per le strade e le piazze della città, gli studenti si sono armati di coraggio e hanno scritto anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al ministro dell'Economia Giulio Tremonti. I ragazzi ancora una volta vogliono esprimere il loro disagio, denunciando i problemi della loro scuola dopo l'attuazione della riforma Gelmini. Nei giorni scorsi avevano già scritto ai quotidiani locali. «Vogliamo denunciare una serie di problemi che coinvolgono noi ragazzi e la nostra scuola - si legge nel documento - e che sono legati alla recente riforma scolastica. Molte sperimentazioni sono scomparse e notiamo anche una drastica riduzione delle ore settimanali e, di conseguenza, delle materie studiate, alcune essenziali in un liceo (latino, matematica, diritto ecc); senza contare la necessità, dopo i tagli, da parte della scuola di creare classi sempre più numerose. Le lezioni quest'anno durano 60 minuti (a differenza degli anni passati in cui erano di 55 minuti). Essendo obbligatorie, non sono più garantiti i permessi di entrata o uscita. I ragazzi che abitano lontano e usano i mezzi pubblici di trasporto, sono costretti ad aspettare anche mezzora per la corsa successiva. Molti arrivano a casa nel pomeriggio inoltrato. In tutto questo, è stato ridotto anche il numero dei bidelli e adesso la scuola il pomeriggio rimane aperta un solo giorno a settimana, mentre prima era un punto d'incontro per noi studenti e in più avevamo a disposizione computer per ricerche e attività di formazione extra». «Come se non bastasse la nostra scuola - si legge - è dotata di un'ampia biblioteca fornita di testi utili per lo studio individuale e collettivo. La responsabile del prestito e dei servizi non può più essere retribuita, ci chiediamo che ne sarà anche della biblioteca. Siamo preoccuparti per questi nuovi disagi e per il nostro futuro. Siamo ragazzi di quinta che devono andare all'università ma anche quella sta diventando un lusso per pochi. Le rette aumentano e ci chiediamo come potremo sostenerle. Che futuro ci aspetta?» Più agguerrito invece il tono usato nella lettera indirizzata al ministro Tremonti: «La nostra protesta nasce dalla rabbia che proviamo di fronte a dei tagli imbarazzanti all'istruzione pubblica (7miliari di euro in tre anni) che stanno dissanguando la scuola italiana. Una cifra enorme che poteva essere risparmiata evitando molti sprechi e andando a tagliare le indennità percepite da deputati e senatori». La stessa richiesta i ragazzi l'hanno fatto anche al presidente della Repubblica sollevando la questione delle spese militari dello Stato. «Dovremmo inoltre riconsiderare il peso che le spese militari hanno nel bilancio dello Stato - scrivono al presidente Napolitano - dopo tutto ai sensi dell'articolo 11 della Costituzione, l'Italia è un paese che rifugge la guerra. O almeno dovrebbe».
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