Il Tirreno

Prato

Progetto “Tempo supplementare”: le testimonianze dei giovani pratesi al rientro dalla Sicilia

Viaggio nei luoghi simbolo della lotta alla mafia

Valentina Ceccatelli
I giovani della associazione Cieli Aperti
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I giovani della associazione Cieli Aperti

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 PRATO. «Non mi aspettavo di tornare con la convinzione che se una persona crede di poter cambiare le cose può farlo, anche se all'inizio sembra impossibile. La Sicilia sembra lontana, ma quello che succede lì può accadere anche qua, e quello che abbiamo imparato può aiutarci a cambiare le cose».  E ancora. «Non possiamo rispettare la legalità sono quando andiamo in Calabria, in Puglia, in Sicilia: dobbiamo farlo anche qui a Prato. Quello che succede laggiù ci riguarda: è sempre Italia, è casa nostra». Filippo ha 15 anni, Edoardo 16 e sono due delle 18 persone, fra ragazzi ed educatori, che hanno partecipato al progetto "Tempo supplementare", promosso da Libera con Cieli Aperti, Suellen, l'associazione S.Rita, e il Ceis. Il viaggio della memoria che hanno intrapreso ha attraversato i principali luoghi simbolo della lotta alla mafia in Sicilia, per la prima volta anche in compagnia di ragazzi con disagi fisici o psicologici dell'associazione Santa Rita: «Da Portella della Ginestra- spiega Lucia Del Bigallo, di Suellen - ci siamo spostati in un agriturismo che porta lo stesso nome, costruito sulle terre sequestrate a Brusca. Abbiamo visto Corleone e Palermo, via D'Amelio e l'albero di Falcone, Cinisi e Radio Aut, la radio dove lavorava Peppino Impastato, la sua casa. È un luogo sempre aperto, dove si possono incontrare i suoi parenti ed amici. Abbiamo incontrato anche la cognata Felicia, che lavora ancora nella pizzeria che era del padre di Peppino, e Guido, uno dei suoi amici, siamo andati nella bottega di Libera" che vende i prodotti ottenuti dalle terre sequestrate alla mafia. «Quello che colpiva -aggiunge Mariagrazia Ciambellotti, preside della scuola Don Minali - è l'indifferenza di certe persone: l'autista dell'autobus diceva di non sapere dove fosse via D'Amelio, quando eravamo a Corleone e chiedevamo indicazioni per trovare il centro di documentazione la gente ci guardava stupita». La cosa fondamentale è che questa esperienza non finisca qui: «Faremo tre incontri: Marconi, S.Rita e S.Anna, per portare la testimonianza di questi ragazzi ad altri ragazzi - dice Alessia Facchini - perché non c'è niente che renda più della testimonianza diretta. Sponsorizzeremo anche i campi di lavoro nelle terre liberate di Libera e c'è un video in arrivo».

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