Sicurezza
Lex assessore: «Ho rapporti con molti orientali ma non ho mai preso soldi. E non sono indagato. E una speculazione politica»
«Gestri tolga l'incarico al suo consigliere Maffei»
◗
Lex assessore provinciale, Giancarlo Maffei Pdl all'attacco. Imperversa la polemica dopo le intercettazioni con l'imprenditore cinese Dong
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. L'ex assessore e consigliere del presidente della Provincia Giancarlo Maffei è stato intercettato a fine 2008 mentre, a telefono, parlava con Ban Yun Dong, arrestato a marzo nell'ambito di Permessopoli. A pochi giorni dal processo scoppia la polemica. Il centrodestra, tramite il parlamentare Mazzoni, la consigliera Attucci e l'europarlamentare Morganti, chiede a Gestri di ritirare l'incarico. Va premesso che Giancarlo Maffei non risulta essere mai stato indagato. Nelle telefonate parla con Dong di una pratica per il tempio buddista, di un passaporto e di soldi lasciati a un certo P. IL CENTRODESTRA. Mazzoni, riconoscendo l'estraneità all'inchiesta di Maffei, chiede «cosa sarebbe successo se un politico di centrodestra avesse avuto legami così stretti con un pregiudicato cinese come quelli intercorsi tra l'ex assessore provinciale del Pd Maffei e il cinese Dong. Forse, come minimo, gli sarebbe arrivato un avviso di garanzia per chiarire la sua posizione. Prendiamo atto che a Maffei è stato risparmiato il fastidio di presentarsi in Procura, ma questo non toglie che dal punto di vista politico si apre una questione enorme, perché le intercettazioni fatte a suo tempo dalla squadra mobile, che secondo i magistrati pratesi non hanno rilievo penale, dimostrano comunque l'esistenza di una zona grigia di rapporti, favori, frequentazioni e strette amicizie che uomini politici non dovrebbero avere con personaggi abituati a vivere nell'illegalità». Anche Morganti (Lega Nord) chiede con forza che si revochi l'incarico a Maffei e Attucci (Pdl) sottolinea come ci siano «numerosi dubbi inmerito alla scelta delle persone che dovrebbero aprire la strada per entrare in una comunità cinese estremamente chiusa e fantasma» e invia una richiesta di spiegazioni al presidente Gestri da dare durante il prossimo consiglio provinciale. LA REPLICA DI MAFFEI. «Non ho mai ricevuto niente, nessun avviso di garanzia - sottolinea Maffei - e sapevo solamente di essere una delle persone con cui Dong aveva parlato e di cui ci sono credo 1.500 pagine di intercettazioni. Non ho assolutamente niente da temere: ho solo un rapporto di amicizia da oltre 10 anni con Dong e non ho mai preso soldi né da lui nè da altri cinesi di Prato. Nelle telefonate si parla di semplici piaceri che ci si fanno tra amici: tipo vedere a che punto è una pratica come quella per il tempio buddista». E Maffei aggiunge: «Ritengo si tratti di una speculazione politica contro Gestri. Andrò da un avvocato e cercherò di tutelarmi. Ho conosciuto Dong quand'ero assessore e lui era presidente dell'associazione cinese, ci ho mantenuto i contatti e siamo amici. Non c'è altro». «Ho rapporti con la comunità cinese, potrei essere intercettato mentre parlo con altre 100 persone. Ho fatto qualche consulenza, pagata da italiani, e lavoro con la Cina. L'amicizia con i cinesi di Prato mi agevola nel mio lavoro con le aziende nel loro paese: ho una ditta di rappresentanza, sono regolarmente iscritto e pago le tasse per le consulenze che faccio». «Anche il mio ruolo di consigliere per Gestri è assolutamente gratuito. Credo si tratti di una grande esagerazione. Il centrodestra non riconosce il parlare con le persone e le e le associazioni come un modo per arrivare all'integrazione». VIALE PIAVE Fermata auto sospetta Un serbo clandestino e senza patente alla guida di un'Alfa 156 con a bordo quattro rumeni, diversi coltelli e alcune collanine d'oro di provenienza sospetta. Questo il quadro che i poliziotti si sono trovati nel fermare l'auto in viale Piave. Tutti e cinque sono stati denunciati.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
