Attenzione
Griffe e tv, la consolazione di chi ha problemi
Miriam Monteleone
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Il ristorante Opera 22 si avvale di alcuni ragazzi del Santa Rita Un'indagine sui ragazzi ospitati dal Santa Rita. «Ma non dimenticano la famiglia»
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PRATO. Non rinunciano ai capi firmati, amano la tv, ma nonostante le difficoltà che hanno dovuto affrontare, sono ancora legati alla famiglia. E' quanto emerge da una ricerca effettuata dalla fondazione Opera Santa Rita su un campione di ragazzi ospitati nelle case famiglia. La ricerca, realizzata in collaborazione con Creada, ente collegato all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è diventata una pubblicazione, dal titolo "Gli adolescenti dell'Opera Santa Rita di Prato: nuove emergenze educative". Il volume è stato presentato ieri nel chiesino di Santa Chiara da Anna Paola Perazzo della Fondazione Santa Rita e da Maria Luisa De Natale direttrice scienticica di Creada, alla presenza del vescovo Gastone Simoni. «Attualmente le strutture della fondazione Santa Rita- spiega il presidente Roberto Macrì- ospitano 120 ragazzi tra i 12 e i 22 anni. Sono tutti ragazzi che provengono da famiglie difficili, in alcuni casi sono stati addirittura allontanati dalle famiglie per casi di violenza, il 30% sono stranieri. Per svolgere l'indagine ci siamo fatti aiutare dagli assistenti sociali. I ragazzi all'interno delle case famiglia sembrano aver trovato un po' di serenità, considerano gli educatori come dei familiari e non hanno problemi a integrarsi con ragazzi di altre etnie. Le ragazze soprattutto manifestano una certa dipendenza nei confronti della televisione. Un po' tutti sembrano comunque non aver perso fiducia negli affetti e nell'istituzione della famiglia. Ci tengo a precisare che si è trattato di un'indagine senza veli, trasparente anche nelle criticità emerse». «La ricerca aveva lo scopo di mappare i bisogni educativi dei ragazzi - aggiunge la ricercatrice Daniela Santoro - per far questo abbiamo sentito il parere di educatori senior e junior. Se in passato i ragazzi che finivano nelle case famiglia non aveva pretese sul piano economico, oggi scopriamo che hanno esigenze materiali, stanno dietro al capo firmato e in molti casi sono privi di figure di riferimento. Gli educatori cercano di coinvolgerli in attività di gruppo, evitando l'isolamento della virtualità».
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