Attenzione
Avanzano i nobilitatori cinesi
Ilenia Reali
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Una rifinizione pratese Investono milioni in macchinari e aprono nuove tintorie e rifinizioni
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PRATO. Il settore della nobilitazione vola. Ma solo quello che parla cinese. Nuove tintorie, stamperie e rifinizioni aprono una dietro l'altra e tra i rifinitori pratesi c'è preoccupazione. Anche perché i colleghi orientali non si limitano ad aprire il bandone con quel che c'è dentro: acquistano macchinari da milioni di euro e assumono tecnici e fuochisti italiani. Ci sono già un paio di tintorie-rifinizioni che operano a Prato e che all'interno avrebbero macchinari super tecnologici e personale in grado di prendere il meglio dalla strumentazione. Oltre alla Fada, ormai aperta da qualche anno, anche la D.L. di San Giusto ad esempio ha un grande potenziale così come la tintoria 90, ex Penny. Inoltre c'è preoccupazione tra i rifinitori pratesi per la concorrenza che potrà farà la nuova Ellefinish quando aprirà i battenti. All'interno dell'ex fabbrica di Bini sono già arrivati, oltre ad alcuni macchinari ripresi dalla vecchia proprietà, nuove macchine anche per tingere in pezza. I distretti paralleli sono sempre più vicini e le lavorazioni cominciano già a toccarsi. Si tinge in capo ma anche in pezza per non parlare dell'attività delle stamperie che, nel Macrolotto, nascono come funghi. C'è un forte pressing da parte degli imprenditori cinesi sui colleghi italiani che hanno gli impianti necessari per avere lasciati liberi gli spazi. E vista la crisi non sono pochi quelli che decidono di prendersi affitti stratosferici e ancora più importanti "incentivi" per cedere le attività. Tra i pratesi il timore è quello che ai forti investimenti non corrispondano tariffe adeguate a rientrare del capitale iniziale. La storia del resto racconta di una concorrenza fatta all'ultimo prezzo. C'è, e i controlli sulle imprese cinesi lo dimostrano, il forte rischio che fatta eccezione per gli esperti italiani all'interno si utilizzi manodopera pagata part time, a fronte di un impegno a tempo pieno, e lavoratori clandestini. Questo crea un sistema di concorrenza non equilibrato dove i costi da sostenere non sono uguali tra italiani e cinesi. A questo si aggiunge la compattezza della comunità cinese (i cinesi, se possibile, lavorano tra loro) e l'incapacità dei pratesi ad elaborare progetti comuni.
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