La manifestazione
Via Ciulli, un abisso di dolore
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A destra, il dolore della figlia di una delle vittime Una salma non era ricomposta, scene strazianti dei parenti
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PRATO. Si può dire che non riescano a trovare pace, nemmeno da morte. Forse la catarsi del rituale buddista, anticipato questa mattina alle 8.30 (al salone "Apollo" della Pubblica Assistenza), proverà a riscattare la famiglia Wang da un dolore così immenso. Doveva filare tutto liscio per il breve tragitto delle salme di Wang Jilan, Wang Donglan e Wang Chengwei, dall'ospedale alle cappelle di via San Iacopo. Invece un problema sulla salma di Donglan (non opportunamente ricomposta dopo l'autopsia prima della consegna alla Pubblica Assistenza) ha fatto saltare i nervi di una famiglia già duramente provata. Meno male che all'ultimo minuto è stato richiamato dall'ospedale il medico che ha provveduto a "ricucire" il corpo. Circostanza macabra che ha gettato tutti nella disperazione. Scene di strazio e di crisi isteriche si sono così consumate davanti agli occhi della console Zhou Yumqui, del prefetto Maria Guja Federico, del questore Filippo Cerulo e del comandante provinciale dei Carabinieri Emilio Mazza. Incredule le autorità, che si erano presentate alla Pubblica Assistenza per rendere omaggio alle defunte. E a dolore si è aggiunto così altro dolore. Le urla hanno fatto tremare le pareti dei locali di via San Jacopo. Potente risuonava l'eco del pianto della sorella di Wang Jilan e Wang Donglan. Così come non si è trattenuta Yu Chunjie, quando è arrivata prima la bara della mamma Jilan (che il 6 ottobre avrebbe compiuto 50 anni), poi quella della sorella Chengwei. La piccola Elena, rimasta orfana, si faceva forza aggrappata alla nonna paterna per l'addio a mamma Donglan. Alessandro, il fratellino che mastica un pochino d'italiano, se ne stava in disparte, in silenzio sulla soglia della cappella. Guarda la foto esposta della mamma, in attesa che portino la sua bara. «L'hanno rovinata», riferisce a stento il ragazzino. La console si stringe a loro per tutto il pomeriggio mentre una parola, "Ahio", riecheggia sullo sfondo: traduzione in cinese del nostro "Oddio". A esplodere è soprattutto la rabbia della sorella di Donglan e Jilan: batte violentemente i tacchi nell'atrio centrale dell'Assistenza quando viene a sapere cosa è successo al corpo della sorella Donglan. I parenti si ammucchiano, ma lei sviene e viene sostenuta dai soccorritori. Dà quasi l'impressione di volersela rifare con il cognato, marito della sorella defunta. Poi la famiglia si trasferisce nuovamente nella sala d'attesa della cappella. Ci sono ancora due bare da portare dentro. E le corde di un dolore tutto al femminile vibrano di nuovo sotto i colpi di una pioggia battente. Come se l'acqua non avesse già fatto male abbastanza alla famiglia. Vanno e vengono i tre vedovi, accompagnati dall'avvocato Tommaso Magni. Gli occhi umidi di pianto, sorreggono le donne, portano sacchetti stracolmi di coperte, trapunte, asciugamani, borse, persino scarpe da tennis. Erano oggetti cari alle donne annegate nel sottopasso di via Ciulli, scelti per comporre il loro corredo funerario prima del viaggio nell'aldilà (oggi la cremazione a Pistoia). Due signore pratesi fanno capolino: sono le amiche Manuela e Mirna, venute a portare fiori. Le lacrime sono anche quelle di Vittoria Ciolini di "Dryphoto". E verso le 16.30 si fa vedere anche l'ex sindaco Marco Romagnoli: «In forma privata, il mio è un gesto di rispetto per tre donne che lavoravano». Maria Lardara (la foto gallery è sul sito www.iltirreno.it)
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