Il Tirreno

Prato

La segretaria Ugl propone al sindaco di avviare una battaglia per inserire una norma che vincoli gli stranieri

«I cinesi diano lavoro ai pratesi»

La segretaria Ugl Monica Castro e un’azienda cinese
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La segretaria Ugl Monica Castro e un’azienda cinese

Una percentuale di assunzioni obbligatorie nelle aziende orientali

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 PRATO. Le aziende cinesi dovrebbero trasformarsi in un'opportunità di lavoro per i tanti disoccupati pratesi. A dirlo è Monica Castro, segretaria Ugl per il distretto. Il sindacato che ha aperto, da febbraio scorso, una sede in città. «Dovremmo riuscire a rendere obbligatoria per le aziende cinesi l'assunzione di una percentuale di lavoratori italiani», commenta Castro invitando il sindaco ad adoperarsi per rendere l'idea possibile.  La segretaria Ugl nell'esporre la sua idea parte dal fatto che in Cina esiste una legge analoga. «Uno straniero che apre un'azienda in Cina è vincolato ad assumere il 30% dei lavoratori di nazionalità cinese. Non vedo perché non si possa fare lo stesso anche da noi. Non so se si può prendere una decisione del genere a livello locale o regionale ma sicuramente il sindaco Roberto Cenni potrebbe fare pressione per far approvare una norma anche in Italia. Per Prato sarebbe importantissimo, del resto non possiamo continuare a contare all'infinito sugli ammortizzatori sociali. Prima o poi finiranno e la sensazione è che la città non è in grado di assorbire tutti coloro che hanno perso il lavoro».  «Lo stimolo per arrivare a questo cambiamento dovrebbe partire da Prato dal momento che la situazione non è certo facile ed è qui che si è insediata la più grande comunità cinese. Il settore trainante vive una grossa crisi che si riversa su tutte le imprese - commenta - e questo sta producendo migliaia di disoccupati. Una parte della crisi è determinata anche dalla Cina e da quelle aziende che operano in modo sleale. Ci sono però imprese anche regolari e la presenza di italiani a lavorare potrebbe essere un modo per avere anche un controllo maggiore nel mondo della manodopera cinese. Il lavoro manca e ritengo che se in ogni azienda almeno il 30% degli assunti fossero italiano risolveremmo due problemi: si creerebbero nuovi posti di lavoro e avremmo un controllo più capillare nel mondo economico che parallelamente si è formato, e si amplia continuamente, nel distretto. Sarebbe un modo anche per rendere più vicine le due realtà e quindi riuscire a farle collaborare più proficuamente».  Anche lo Stato ne guadagnerebbe. Ne è sicura la Castro. «Intanto diminuirebbe l'incidenza degli ammortizzatori sociali e poi con aziende costrette ad avere lavoratori in regola diventerebbe molto più semplice fare controlli anche fiscali. Senza contare che i sindacati avrebbero così più facilità ad aprirsi un varco in quel mondo con maggiori garanzie per i lavoratori italiani e non».  Ma i pratesi accetterebbero? «Andare a lavorare per un imprenditore cinese è una scelta difficile. C'è titubanza. Ma se questo fosse normato potrebbe riuscire: non dimentichiamo che ci sono persone che hanno famiglie da mantenere, mutui da pagare e che sono convinta si potrebbero adeguare».

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