Il dolore
«Chiedo un fondo più piccolo al Comune. Il mio verrà dato ai cinesi che pagano il doppio di me»
«Sindaco aiutami o chiudo»
Barbara Burzi
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Lo stanzone pieno di merce di Mario Cipriani che lo ha in affitto dal 1965 L'appello di uno degli ultimi confezionisti pratesi
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PRATO. «Caro sindaco, mi aiuti o chiudo bottega». L'ultimo tentativo disperato di un artigiano sotto sfratto che prima di arrendersi alle difficoltà ha scritto una lettera al sindaco per chiedergli di poter traslocare la sua attività in un fondo del Comune a prezzi abbordabili. Una risposta non è mai arrivata, nel frattempo Mario Cipriani ha messo da parte la vergogna ed è uscito allo scoperto. «Ho chiesto l'intervento del sindaco per poter proseguire la mia attività in un locale più adeguato alle mie esigenze - spiega Cipriani - da qui me ne devo andare entro il 30 novembre per cessata locazione dato che il magazzino è già stato promesso a dei cinesi che sarebbero disposti a pagare il doppio di quanto pago adesso». Dopo 45 anni di attività, c'è il rischio che della ditta d'abbigliamento Tatiana fondata da Cipriani nel 1965 resti solo un bel ricordo. Gli affari non vanno più bene da quando la concorrenza dei cinesi nel settore ha fatto la sua parte. «Mi sono sentito colpevole di non aver saputo svolgere il mio lavoro, mentre in realtà sono solo vittima di un sistema che permette ai furbi e ai disonesti di arricchirsi - spiega - Dovrei smettere di lottare per un lavoro che è destinato a finire da quando ai cinesi è stato permesso di lavorare senza controllo, usando la schiavitù come arma di concorrenza sleale». Col tempo oltre al numero di dipendenti è calato anche il lavoro e la confezione Tatiana, non sarebbe più in grado di pagare regolarmente - come ha sempre fatto - un affitto di 1300 euro al mese. «Avrei bisogno di uno spazio più piccolo, del resto mi è rimasto un cliente soltanto - spiega - Poiché mi risulta che il Comune sia proprietario di alcuni locali, ho chiesto al sindaco la disponibilità di un fondo a un prezzo più accessibile dove traslocare: l'alternativa è chiudere». Ieri Cipriani appoggiato dall'Araba fenice, (il movimento guidato da Manuela Biliotti che dà voce al grido di dolore dei piccoli artigiani e contoterzisti) ha avuto il coraggio di esporre la sua situazione puntando il dito anche contro Equitalia, società di riscossione con la quale ha un contenzioso sui contributi Inps. «Nel mio magazzino ho merce per un valore che supera abbondantemente quello che lo Stato deve avere da me - precisa - invece Equitalia ti preleva quello che hai e lo svende al decimo del costo». «Non si può costringere la gente alla disperazione», gli fa eco Anna Giulia Alfonzo, operaia tessile del movimento. Ma quella dell'artigiano Cipriani è solo uno dei tanti drammi del distretto a cui il movimento dell'Araba fenice vuole dar voce: «Se state vivendo un momento difficile - dicono Biliotti e Alfonzo - contattateci perché uniti saremo più forti». Si può fare tramite e-mail (pratolarabafenice@hotmail.com) o al numero 340.7088962.
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