Il Tirreno

Prato

Si sgonfia il caso dell'assenteismo

Paolo Nencioni
Sono 67 i dipendenti dell’Asl prosciolti ieri dal gup nel corso dell’udienza preliminare
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Sono 67 i dipendenti dell’Asl prosciolti ieri dal gup nel corso dell’udienza preliminare

Prosciolti 67 dei 72 dipendenti accusati di truffa ai danni dell'Asl 4

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 PRATO. Si è in gran parte sgonfiato davanti al giudice dell'udienza preliminare il procedimento a carico di 72 dipendenti dell'Azienda sanitaria, accusati di truffa ai danni dell'ente pubblico per aver timbrato il cartellino al posto dei colleghi o viceversa.  Il gup Anita Davia ha infatti prosciolto 67 dei 72 indagati, mentre ha accolto il patteggiamento per la guardia giurata Massimo Bocchetti (6 mesi, convertiti in 6.840 euro di multa, pena sospesa) e ha rinviato a giudizio il medico Giandomenico Ravidà e gli infermieri Luciana Leporatti, Vincenzo Piraino e Maria Vittoria Perrone (il processo inizierà il 9 marzo davanti al giudice Signorini).  Tutti gli altri, come detto, sono stati prosciolti «perché il fatto non sussiste». Tra loro anche i portieri Stefano Pellegrino e Giacomo Chiuchiolo, finiti agli arresti domiciliari insieme a Ravidà, Piraino e Bocchetti nel giugno dell'anno scorso al termine di un'indagine condotta dai carabinieri per conto del sostituto procuratore Roberta Pieri, che aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati.  Giustificate, dunque, le scene di esultanza, gli abbracci e le lacrime, ieri pomeriggio fuori dall'aula al secondo piano del Palazzo di giustizia, al termine della lettura della sentenza.  «Sono rimasto 38 giorni agli arresti domiciliari - recrimina il portiere Stefano Pellegrino - e tre mesi senza stipendio. Ho pagato un prezzo altissimo, anche sul piano personale, per queste accuse che erano infondate».  Per capire che cosa non ha funzionato nell'impianto accusatorio bisognerà attendere le motivazioni della sentenza, ma qualcosa si può già intuire. Ad alcuni imputati venivano contestati pochi episodi, mentre per quasi tutti, hanno fatto notare gli avvocati difensori (tra cui Taiti, Febbo, Malerba, Brachi, Ciappi, Rocca, Denaro, Belli, Bianchi e Pagnini), c'era sì la prova che altri avevano timbrato al loro posto, ma non c'era la prova dell'assenza dal posto di lavoro. Anzi per alcuni c'era la prova che erano in servizio.  Esulta anche la Funzione pubblica della Cgil, che ha sempre proclamato l'innocenza degli indagati. «Finisce oggi - si legge in una nota - per tante lavoratrici e tanti lavoratori l'infamia di un'accusa pesante, l'incubo di un processo penale con l'imputazione di aver rubato lo stipendio. Tante persone perbene, oneste e serie che si guadagnano da vivere curando e fornendo assistenza qualificata alle persone malate, possono riacquistare la serenità che avevano smaritto dal giugno dell'anno scorso. Oggi, grazie alle nostre istituzioni giudiziarie, finalmente chiunque può sapere che l'assenteismo non abita all'ospedale di Prato».  Un risultato comunque l'inchiesta l'ha ottenuto, oltre alle quattro posizioni ancora da giudicare: oggi nessuno striscia più il badge al posto del collega, anche perché l'Asl ha rafforzato le procedure di sicurezza.

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