Sicurezza
Dramma alla Sasch: 145 milioni di debiti
Ilenia Reali
Giù la saracinesca per venti negozi, tagli all'occupazione. Ora si tratta con le banche nella speranza di avere una boccata di ossigeno
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PRATO. Centoquarantacinque milioni di euro. E' questo l'importo dell'operazione di ristrutturazione del debito che il Gruppo di abbigliamento Sasch ha in ponte con venti banche. Tra le più esposte con l'azienda del sindaco di Prato Roberto Cenni, ora guidata dal figlio Giacomo, Monte dei Paschi, Banca Intesa e Unicredit. L'operazione di "salvataggio" dello sponsor di Miss Italia non è ancora finita. E i rischi sono ancora molti.
Un anno e mezzo è il tempo che il Gruppo ha impiegato per parlare ufficialmente, con i suoi massimi rappresentanti, della crisi dell'azienda dopo che ormai da più parti le difficoltà finanziarie erano date per più che assodate. Venti i negozi monomarca che hanno chiuso o chiuderanno entro poche settimane, decine e decine i fornitori che aspettano di essere pagati o che hanno avuto dilazioni cospicue, importanti i tagli del personale (attualmente lavorano nel Gruppo circa 200 persone), debiti nella sola Cariprato per circa 10 milioni di euro.
«L'operazione di ristrutturazione del debito - ha commentato Giacomo Cenni, presidente del consiglio di amministrazione dopo che il babbo, Roberto, è stato eletto sindaco - non è così semplice e veloce. Si tratta di un'operazione complessa e i tempi sono lunghi. Kpmg Advisory sta predisponendo per noi un piano di accordo finanziario».
Per la fine del mese è previsto un incontro con le banche per capire cosa ne sarà di Sasch. Se gli istituti di credito accetteranno l'accordo l'azienda potrà andare avanti altrimenti l'ultima speranza è una trattativa in corso, ma ancora non definita, con un fondo di investimento che potrebbe entrare nella compagine sociale. Senza risultati per i piani A e B, il rischio è un epilogo per l'azienda che da mesi e mesi va avanti confrontandosi con una forte crisi di liquidità e senza più linee di credito.
«C'è - conferma Cenni junior - una richiesta delle banche che i soci facciano la loro parte dando delle ulteriori garanzie. Noi abbiamo intenzione di farlo nonostante quel che si dice. Ovviamente compatibilmente con le nostre possibilità».
Intanto i negozi stanno soffrendo e da qui a qualche settimana ci saranno altre chiusure. «Per i negozi - è sempre il presidente del cda a parlare - abbiamo cominciato un'attenta valutazione dei risultati: stiamo valutando quali tenere aperti, quali chiudere. Ma su queste scelte entrano in gioco anche parametri di tipo commerciale e non solo quelli finanziari. Sono comunque ottimista: spero in una positiva soluzione finale anche perché ci stiamo mettendo corpo e anima. E stiamo rinnovando interamente le collezioni arricchendo i nostri abiti».
L'assenza del patron della Sasch Roberto Cenni pesa. «Il babbo è una guida. Un punto di riferimento. Quando ha fatto la scelta di candidarsi a sindaco noi tutti l'abbiamo condivisa e sapevamo che non sarebbe più stato presente nella gestione quotidiana: ovviamente non presenza non significa indifferenza».
Un anno e mezzo è il tempo che il Gruppo ha impiegato per parlare ufficialmente, con i suoi massimi rappresentanti, della crisi dell'azienda dopo che ormai da più parti le difficoltà finanziarie erano date per più che assodate. Venti i negozi monomarca che hanno chiuso o chiuderanno entro poche settimane, decine e decine i fornitori che aspettano di essere pagati o che hanno avuto dilazioni cospicue, importanti i tagli del personale (attualmente lavorano nel Gruppo circa 200 persone), debiti nella sola Cariprato per circa 10 milioni di euro.
«L'operazione di ristrutturazione del debito - ha commentato Giacomo Cenni, presidente del consiglio di amministrazione dopo che il babbo, Roberto, è stato eletto sindaco - non è così semplice e veloce. Si tratta di un'operazione complessa e i tempi sono lunghi. Kpmg Advisory sta predisponendo per noi un piano di accordo finanziario».
Per la fine del mese è previsto un incontro con le banche per capire cosa ne sarà di Sasch. Se gli istituti di credito accetteranno l'accordo l'azienda potrà andare avanti altrimenti l'ultima speranza è una trattativa in corso, ma ancora non definita, con un fondo di investimento che potrebbe entrare nella compagine sociale. Senza risultati per i piani A e B, il rischio è un epilogo per l'azienda che da mesi e mesi va avanti confrontandosi con una forte crisi di liquidità e senza più linee di credito.
«C'è - conferma Cenni junior - una richiesta delle banche che i soci facciano la loro parte dando delle ulteriori garanzie. Noi abbiamo intenzione di farlo nonostante quel che si dice. Ovviamente compatibilmente con le nostre possibilità».
Intanto i negozi stanno soffrendo e da qui a qualche settimana ci saranno altre chiusure. «Per i negozi - è sempre il presidente del cda a parlare - abbiamo cominciato un'attenta valutazione dei risultati: stiamo valutando quali tenere aperti, quali chiudere. Ma su queste scelte entrano in gioco anche parametri di tipo commerciale e non solo quelli finanziari. Sono comunque ottimista: spero in una positiva soluzione finale anche perché ci stiamo mettendo corpo e anima. E stiamo rinnovando interamente le collezioni arricchendo i nostri abiti».
L'assenza del patron della Sasch Roberto Cenni pesa. «Il babbo è una guida. Un punto di riferimento. Quando ha fatto la scelta di candidarsi a sindaco noi tutti l'abbiamo condivisa e sapevamo che non sarebbe più stato presente nella gestione quotidiana: ovviamente non presenza non significa indifferenza».
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